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Friday the 25th of March 2011

03:55:42 PM

59 DISASTRI DELLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE


50 DISASTRI DELLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE

Traduzione di "Fifty Disasters of Animal Testing"

In questa pagina vengono riportati solo alcuni esempi di casi in cui il risultato ottenuto sugli animali e quello ottenuto sugli esseri umani è stato discordante, e ha provocato gravi danni: malattie e morti. Si possono senz'altro trovare casi in cui il risultato su una data specie animale, o su più specie, è stato lo stesso ottenuto nell'uomo.
Ma lo si è saputo solo dopo. Per saperlo, si è dovuto provare sull'uomo. Sempre e comunque. E perciò i test su animali in ogni caso non sono serviti a niente, perché non hanno saputo dare un risultato affidabile a priori.

1. Il benzene non venne ritirato dal mercato, e si è continuato a utilizzarlo come componente chimico industriale nonostante prove cliniche ed epidemiologiche avessero dimostrato che l'esposizione ad esso provoca la leucemia negli esseri umani, perché esperimenti finanziati dai produttori non sono riusciti a riprodurre la leucemia nei topi.
2. Fumare veniva considerato non cancerogeno in quanto il cancro causato dal fumo è difficile da riprodurre in animali da laboratorio. Di conseguenza in molti continuarono a fumare e morire di cancro.
3. Esperimenti effettuati su ratti, criceti, cavie, topi, scimmie e babbuini non rilevarono alcun legame tra fibra di vetro e cancro. Non fino al 1991 quando, grazie a studi compiuti su esseri umani, l'OSHA lo classificò come cancerogeno.
4. Nonostante l'arsenico sia considerato cancerogeno per gli esseri umani già da decenni, gli scienziati hanno trovato pochissime prove negli animali a supporto di questa conclusione fino al 1977. Questa è stata la posizione ufficialmente accettata finché non fu possibile alla fine riprodurre il cancro negli animali.
5. Molti esseri umani hanno continuato ad essere esposti all'amianto ed a morire perché gli scienziati non riuscivano riprodurre il cancro negli animali in laboratorio.
6. Lo sviluppo di pacemakers e valvole cardiache è stato ritardato a causa delle differenze fisiologiche tra gli animali, sui quali furono progettati, e gli esseri umani cui erano destinati.
7. Modelli animali di malattie cardiache non sono riusciti a dimostrare che una dieta ricca di grassi e colesterolo aumenta il rischio di malattie coronariche ed arteriose. Invece di cambiare le proprie abitudini alimentari per prevenire questi disturbi, la gente ha continuato il proprio stile di vita con un falso senso di sicurezza.
8. I pazienti ricevevano farmaci dannosi od inefficaci a causa di modelli animali di ictus.
9. Studi sugli animali avevano previsto che i beta-bloccanti non avrebbero abbassato la pressione sanguigna. Come conseguenza di ciò il loro sviluppo fu bloccato. [10][11][12] Persino i ricercatori che praticano esperimenti su animali hanno dovuto ammettere il fallimento di modelli animali di ipertensione al riguardo, ma nel frattempo ci sono state migliaia di vittime di ictus.
10. I chirurghi ritenevano di aver perfezionato la cheratotomia radiale, un tipo di chirurgia che permette di migliorare la vista senza l'ausilio degli occhiali, sui conigli, ma la procedura ha reso ciechi i primi pazienti umani (la cornea del coniglio è in grado di rigenerarsi nella parte inferiore mentre quella umana solo in superficie). L'intervento chirurgico viene oggi praticato solo sulla superficie.
11. Si supponeva che trapianti combinati di cuore e polmoni fossero stati "perfezionati" sugli animali, ma i primi 3 pazienti umani sono deceduti nei primi 23 giorni dopo il trapianto. [13] Su 28 pazienti operati tra il 1981 ed il 1985, 8 sono deceduti durante l'intervento e 10 hanno sviluppato la bronchiolite obliterante, una complicazione polmonare che i cani sui quali furono condotti gli esperimenti non avevano sviluppato. Dei 10 pazienti che avevano sviluppato la bronchiolite obliterante, 4 morirono e 3 non hanno mai più potuto respirare senza l'ausilio di un respiratore. La bronchiolite obliterante, si è poi rivelata essere il maggior rischio legato all'operazione. [14]
12. La Ciclosporina A inibisce il rigetto degli organi, ed il suo sviluppo fu uno spartiacque per il successo nei trapianti di organi. Se le prove su esseri umani non avessero superato i risultati poco promettenti ottenuti sugli animali, il farmaco non sarebbe mai stato rilasciato. [15]
13. Gli esperimenti su animali hanno fallito nel prevedere la tossicità renale causata dall'anestetico generale metoxyiflurano. Molta gente ha perso tutte le funzioni renali.
14. Gli esperimenti su animali hanno ritardato l'uso di rilassanti muscolari durante l'anestesia generale.
15. Le ricerche su animali hanno fallito nel rivelare i batteri come causa di ulcere ed hanno ritardato il loro trattamento con antibiotici.
16. Più della metà dei 198 nuovi farmaci rilasciati tra il 1976 ed il 1985 furono o ritirati o riclassificati in seguito a gravi ed imprevisti effetti collaterali. [16] Questi effetti collaterali, tra gli altri, includevano complicazioni quali disritmia letale, attacchi cardiaci, insufficienza renale, crisi epilettiche, arresto respiratorio, insufficienza epatica ed ictus.
17. Il Flosint, un farmaco contro l'artrite, venne testato su topi, scimmie e cani; tutti tollerarono il farmaco molto bene. Invece, negli esseri umani ha provocato dei decessi.
18. Lo Zelmid, un antidepressivo, fu testato su topi e cani senza incidenti ma causò gravi problemi neurologici negli esseri umani.
19. Il Nomifensine, un altro antidepressivo, fu associato ad insufficienza epatica e renale, anemia e decessi negli esseri umani. Eppure i test sugli animali avevano indicato che il farmaco si potesse usare senza alcun effetto collaterale.
20. L'Amrinone, un farmaco usato contro l'insufficienza cardiaca, fu testato su numerosi animali e rilasciato senza alcun problema. Negli esseri umani però sviluppò la trombocitopenia, cioè la mancanza di cellule ematiche necessarie per la coagulazione del sangue.
21. Il Fialuridine, un farmaco antivirale, causò danni al fegato in 7 pazienti su 15. Cinque di loro morirono e due dovettero ricorrere ad un trapianto di fegato. [17] Eppure il farmaco aveva funzionato bene sulle marmotte [18][19]
22. Il Clioquinol, un farmaco antidiarroico, ebbe risultati positivi nei test effettuati su topi, gatti, cani e conigli. Nel 1982 però dovette essere ritirato in tutto il mondo perché responsabile di cecità e paralisi negli esseri umani.
23. L'Eraldin, un farmaco contro le malattie cardiache, causò morte e cecità negli esseri umani nonostante non avesse provocato alcun effetto indesiderato negli animali. Quando immesso sul mercato, i ricercatori affermarono che si fosse distinto per la completezza degli studi di tossicità effettuati su animali. Successivamente i ricercatori non furono in grado di riprodurre questi risultati su animali. [20]
24. L'Opren, un farmaco contro l'artrite, uccise ben 61 persone. Sono stati inoltre documentati più di 3.500 casi di reazioni gravi ad esso. L'Opren era stato testato su scimmie ed altri animali senza causare problemi.
25. Lo Zomax, un'altra medicina contro l'artrite, fu responsabile della morte di 14 persone e causa di sofferenze per molte altre.
26. Le dosi dell'Isoprotenerol, un farmaco usato nel trattamento dell'asma, furono calcolate utilizzando animali. Sfortunatamente si è dimostrato essere troppo tossico negli esseri umani. 3.500 persone sofferenti d'asma morirono nella sola Gran Bretagna a causa di sovradosaggio. E' ancora difficile riprodurre questi risultati negli animali. [21][22][23][24][25][26]
27. Il Methysergide, un farmaco usato nel trattamento del mal di testa, ha portato a fibrosi retroperitoneale, o gravi cicatrci del cuore, dei reni e dei vasi sanguigni nell'addome. [27] I ricercatori non sono stati in grado di riprodurre questi effetti negli animali. [28]
28. Il Suprofen, una medicina contro l'artrite, fu ritirata dal mercato quando i pazienti cominciarono a soffrire di tossicità renale. Prima del suo rilascio, i ricercatori dissero questo al riguardo: "Eccellente profilo di sicurezza. Nessun effetto a livello cardiaco, renale o del sistema nervoso centrale in nessuna specie." [29][30]
29. Il Surgam, un altro farmaco contro l'artrite, fu studiato per avere un fattore di protezione dello stomaco che prevenisse ulcere nello stomaco, un effetto collaterale comune a parecchi farmaci contro l'artrite. Nonostante risultati promettenti nei test su animali provocò ulcere in pazienti umani. [31][32]
30.Il Selacryn, un diuretico, fu ampiamente sperimentato sugli animali ma dovette essere ritirato dal mercato nel 1979 dopo che 24 persone morirono a causa di un'insufficienza epatica indotto dal farmaco. [33][34]
31. Il Perhexiline, un farmaco per il cuore, fu ritirato dal mercato quando si scoprì che produceva un'insufficienza epatica che non si era riscontrata nei test su animali. Anche dopo che fu individuato quel particolare tipo di insufficienza epatica, non la si poté riprodurre negli animali. [35]
32. Il Domperidone, progettato per curare nausea e vomito, produceva nell'uomo un battito cardiaco irregolare e dovette essere ritirato dal mercato. I ricercatori non furono in grado di riprodurre questo effetto nei cani nemmeno con un dosaggio di 70 volte superiore rispetto la dose normale. [36][37]
33. Il Mitoxantrone, una cura contro il cancro, produceva scompenso cardiaco negli esseri umani. Fu ampiamente testato su cani senza che si riscontrasse questo effetto. [38][39]
34. Il Carbenoxalone sarebbe dovuto servire nella prevenzione delle ulcere gastriche ma nei pazienti causava ritenzione idrica al punto da provocare scompenso cardiaco. Dopo che i vivisettori scoprirono ciò che causava negli esseri umani lo testarono su topi, ratti, scimmie e conigli ma non riuscirono mai a riprodurre questo effetto su di essi. [40][41]
35. Il Clindamycin, un antibiotico, causa una condizione nell'intestino detta colite pseudomembranosa. Eppure fu testato per un anno intero ogni giorno su cani e topi; non solo, essi furono anche in grado di tollerare dosi dieci volte maggiori di quelle tollerate dagli esseri umani. [42][43][44]
36. Gli esperimenti su animali non suffragarono mai l'efficacia di farmaci simili al valium durante il loro sviluppo od in seguito. [45][46]
37. Le compagnie farmaceutiche Pharmacia ed Upjohn interruppero i test clinici sulle loro compresse Linomide (roquinimex) per il trattamento della sclerosi multipla dopo che diversi pazienti soffrirono di attacchi cardiaci. Su 1.200 pazienti, 8 soffrirono di attacchi cardiaci legati alla somministrazione del farmaco. Gli esperimenti su animali non avevano in alcun modo previsto questo.
38. Il Cylert (pemoline), un farmaco usato nel trattamento delle malattie da carenza di attenzione e iperattività, causò insufficienza epatica in 13 bambini. Di essi, undici o morirono o necessitarono di un trapianto di fegato.
39. L'Eldepryl (selegiline), un farmaco usato nel trattamento del morbo di Parkinson si scoprì essere causa di pressione sanguigna molto alta. Quest'effetto collaterale non fu riscontrato negli animali.
40. La combinazione di due farmaci utilizzati nelle diete dimagranti, fenfluramine e dexfenfluramine, si scoprì essere legata ad anomalie delle valvole cardiache e ritirata dal mercato nonostante studi compiuti su animali non mostrarono mai alcuna anomalia cardiaca. [47]
41. Il farmaco contro il diabete "troglitazone", meglio conosciuto come Rezulin, fu testato su animali senza causare problemi significativi ma causò danni al fegato negli esseri umani. I produttori ammisero che almeno un paziente era deceduto ed un altro dovette essere sottoposto a trapianto del fegato come risultato della somministrazione del farmaco. [48]
42. La digitale è stata usata per secoli per curare malattie cardiache. Eppure, gli esperimenti su farmaci derivati dalla digitale furono ritardati perché essa causava pressione alta negli animali. Fortunatamente le prove sugli esseri umani ebbero la meglio e come risultato, il digoxin, una sostanza analoga alla digitale ha salvato innumerevoli vite. Molte più persone sarebbero potute sopravvivere se i test sugli animali fossero stati ignorati e la digitale fosse stata rilasciata prima. [49][50][51][52]
43. L'FK 506, ora chiamato Tacrolimus, è un agente anti-rigetto il cui uso fu quasi completamente abbandonato prima di effettuare analisi cliniche, a causa di grave tossicità negli animali. [53][54] Studi sugli animali suggerirono che la combinazione di FK 506 con cyclosporin si sarebbe potuta rivelare più efficace. [55] In realtà negli esseri umani si è rivelato essere esattamente l'opposto. [56]
44. Esperimenti su animali suggerirono che l'uso dei corticosteroidi sarebbe stato di aiuto nel caso di shock settico, una grave infezione batterica del sangue. [57][58] Gli esseri umani invece reagirono in modo differente. Questo trattamento aumentò i decessi causati da shock settico. [59]
45. Nonostante l'inefficacia della penicillina nei conigli, Alexander Fleming usò l'antibiotico su di un paziente molto grave dal momento che non aveva altro con cui provare. Per fortuna i primi test Fleming non li fece su cavie o criceti perché la penicillina li uccide. Howard Florey, il premio Nobel a cui si co-attribuisce la scoperta della penicillina disse: "Cohe fortuna che non avessimo questi esperimenti su animali, negli anni '40 perché altrimenti la penicillina non avrebbe mai ottenuto una licenza e, probabilmente, l'intera gamma degli antibiotici non sarebbe mai stata realizzata."
46. Il rilascio del Fluoride, un farmaco che previene la carie, fu posticipato perché causava cancro nei topi. [60][61][62]
47. I due farmaci notoriamente pericolosi, il thalidomide ed il DES furono testati su animali e rilasciati per essere usati su esseri umani. Il risultato fu la sofferenza e la morte di migliaia di persone.
48. Esperimenti effettuati su animali trassero in inganno i ricercatori sulla rapidità con cui l'HIV si replica. A causa di queste false informazioni, i pazienti non ricevettero terapie immediate e le loro vite vennero accorciate.
49. Ricerche condotte su animali ritardarono lo sviluppo del vaccino anti-polio, secondo il dottor Albert Sabin, il suo inventore. I primi vaccini contro la rabbia e la polio funzionarono bene sugli animali ma storpiarono o uccisero i pazienti a cui furono somministrati.
50. I ricercatori che lavoravano con animali si sono ammalati o sono deceduti a causa dell'esposizione a malattie che, anche se innocue per gli animali ospiti (come l'epatite B), sono potenzialmente o effettivamente mortali per gli uomini.

Riferimenti
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N. Sax, Cancer-causing Chemicals, Van Nostrand 1981.
The Guardian, July 20 1991.
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[22]Br. J. of Pharm., 1969, Vol. 36, pp35-45.
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[25]Lancet, 1979, Oct.27, p896.
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[28]British Medical Journal, 1974, May 18, pp365-366.
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[32]Lancet, Jan 10 1987, pp113-114.
[33]Toxicolo. Letters, 1991, vol.55, pp287-293.
[34]Drug Withdrawl from Sale, PJB Publications, 1988.
[35]Reg. Tox. and Pharm., 1990, vol.11, pp288-307, and Postgraduate Med. Journal, 1973, vol.49, April Suppl., pp125-130.
[36]Drugs, 1982, vol.24, pp360-400.
[37]Animal Toxicity Studies, Quay, 1990.
[38]Lancet, 1984, July 28, pp219-220.
[39]Martindale: The Extra Pharmacopoeia, 29th edition, Pharmaceutical Press, 1989.
[40]Br. Nat. Form., no.26, 1993.
[41]Reg. Tox. and Pharm., 1990, vol.11, pp288-307.
[42]British Medical Journal, 1983, Jan 15, pp199-202.
[43]Br. Nat. Form., no.26, 1993.
[44]Tox. and Appl. Pharm., 1972, vol. 21, pp516-531.
[45]The Benzodiazepines, MTP Press, 1978.
[46]Drugs and Therapeutics Bulletin, 1989, vol.27, p28.
[47]As quot. in Activate For Animals, Oct. 1997, The American Antivivisection Society.
[48]Parke-Davis letter, dated Oct. 31, 1996.
[49]W. Sneader, Drug Discovery: The Evolution of Modern Medicine, Wiley, 1985.
[50]T. Lewis, Clinical Science, Shaw and Sons Ltd., 1934.
[51]Federation Proceedings, 1967, vol.26, pp1125-30.
[52]Toxicology In Vitro, 1992, vol.6, pp.47-52.
[53]JAMA, 1990, April 4, p1766.
[54]Lancet, 1989, July 22, p227.
[55]Lancet, 1989, Oct 28, pp1000-1004.
[56]Hepatology, 1991, vol.13, pp1259-1260.
[57]Drugs and Therapeutics Bulletin, 1990, vol.28, pp74-75.
[58]Anesthesiology: Proceedings of the VI World Congress of Anesthesiology, Mexico City 1977.
[59]NEJM, 1987, Sep. 10, pp653-658.
[60]The Causes of Cancer, 1981, Oxford Press.
[61]J. NIH. Res., 1991, vol.3, p46.
[62]Nature, 1991, Feb 28, p732.



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Tuesday the 22nd of February 2011

02:00:36 PM

DIETA ANTICANCRO


MANGIARE CARNE FA MALE

Prof. Umberto Veronesi

UMBERTO VERONESI: “LA MIA DIETA ANTI-CANCRO”

Articolo apparso su l’Espresso on line il 29 marzo 2005.

Niente carne e frutta e verdura a volontà. È questa la scelta dello scienziato che ci spiega perché la salute dipenda molto più da ciò che mangiamo che da ciò che respiriamo.


Ne uccide più la gola che la spada:

questo antichissimo proverbio mi viene quasi automaticamente alla memoria quando si affronta il problema di come ci troviamo a vivere. Perché tutti siamo convinti che la minaccia maggiore alla nostra salute arrivi da ciò che respiriamo, ma questo è vero solo in minima parte. Siamo tutti in psicosi da smog e da effetto-serra (due situazioni che non sono certo da sottovalutare), ma pochi sanno che è l’alimentazione il più grande determinante della salute. La salute dipende molto di più da ciò che mangiamo che da ciò che respiriamo. E questo vale soprattutto in campo oncologico.

Igiene alimentare

Se fumiamo, la nicotina, il catrame e le altre sostanze nocive sviluppate dalla combustione del tabacco possono procurarci il carcinoma del polmone e altri tumori, ma anche un’alimentazione non sana può essere cancerogena. Basta ricordare che i tumori dello stomaco sono diventati sempre più rari da quando è stato inventato il frigorifero, e io sono convintissimo di un ragionamento che ripeto spesso: si sarebbe dovuto conferire un premio a chi ha inventato il frigorifero e la lavatrice. Sono due strumenti che hanno accompagnato lo sviluppo di oltre la metà del mondo, e che hanno migliorato la salute. Il frigorifero ha portato praticamente a zero le intossicazioni alimentari e ha ridotto al minimo i tumori dello stomaco; la lavatrice ha liberato le donne dal peso del bucato (risparmiandone le forze, e quindi la salute) e ha permesso di arrivare a un’igiene del vestire che i secoli precedenti non avevano mai conosciuto.

Alimentazione e Salute

Il cibo ci è necessario per vivere, come a tutti gli esseri viventi, ma la quantità, la qualità e la natura di questo cibo sono come l’antica statua di Giano Bifronte, che aveva un volto per la guerra e un altro per la pace. L’alimentazione ci può aiutare a conservare la salute, oppure al contrario può comprometterla, perché il cibo può diventare un veicolo di sostanze nocive, tossiche per l’apparato cardiocircolatorio e per il sistema digerente, e talvolta potenzialmente in grado di provocare tumori.

Migliorare migliorando l’alimentazione

Il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, che criticò la filosofia hegeliana, aveva postulato che l’uomo dovesse avere l’obiettivo di passare dalla religione (l’uomo che pone al di là di sé l’amore, il senso d’infinito e la perfezione), all’antropologia, riconoscendo l’origine naturale della religione nelle aspirazioni dell’uomo stesso. Nello sviluppare questa filosofia che correla strettamente gli uomini tra di loro, nel 1850 Feuerbach recensì favorevolmente uno scritto del fisiologo Jakob Moleschott sull’alimentazione, interpretata come la base che rende possibile il costituirsi e perfezionarsi della cultura umana: un popolo può migliorare migliorando l’alimentazione. Nel 1862, Feuerbach scrisse il saggio per cui viene ricordato come un materialista: ‘Il mistero del sacrificio o l’uomo è ciò che mangia. Il filosofo tedesco sosteneva che esiste un’identificazione dell’anima con la psiche, e che per pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio. Ora, io credo che una buona alimentazione faccia una buona salute, ivi compreso il buon funzionamento del cervello.

La buona alimentazione secondo Veronesi

Nella buona alimentazione, caposaldo della prevenzione, devono entrare molti vegetali e poca o nulla carne. Io sono un vegetariano convinto per ragioni etiche (non mi va di soddisfare la gola a spese del dolore e della morte di altri animali), ma nel fare queste affermazioni mi baso su ragioni scientifiche più che accertate. Noi siamo circondati da sostanze inquinanti, che la sensibilità collettiva ritiene ormai un rischio per la nostra vita. Sono sostanze nocive se le respiriamo, ma lo sono molto di più se le ingeriamo. Consumando carne, ci mettiamo proprio in questa situazione, perché dall’atmosfera queste sostanze ricadono sul terreno, e quindi sull’erba che, mangiata dal bestiame, si accumulano nei suoi depositi adiposi, e infine arrivano sul nostro piatto quando mangiamo la carne.

Una sostanza tossica è più pericolosa se viene ingerita piuttosto che se viene respirata. Io porto sempre l’esempio del gatto, che è l’animale più colpito da cancro. I ricercatori che hanno indagato su questo fatto, hanno scoperto una ragione che ci deve trovare molto attenti: il gatto infatti ha per sua abitudine quella di lavarsi leccandosi il pelo, che è impregnato di sostanze tossiche e cancerogene cadute sul terreno. Con il suo continuo leccarsi, il povero micio introduce queste sostanze nel suo organismo, rimanendone vittima.

Inquinamento ambientale e Alimentazione

L’inquinamento ambientale è un rischio soprattutto per le sue conseguenze sulla catena alimentare, e ogni tanto ci sono notizie alle quali bisognerebbe prestare molta più attenzione. Una recentissima, viene dal Dipartimento di alimentazione umana dell’Università di Pavia: in una ricerca su 230 puerpere, è stato trovato che nell’80 per cento di esse il latte conteneva l’ochratoxina A, che è un possibile agente tossico, e che nel latte di una di queste mamme, intenzionata ad allattare la sua creatura, c’era addirittura l’aflatossina, la potentissima sostanza cancerogena che si trova a volte anche nel mais. Non posso qui non ricordare che il mais geneticamente modificato riesce a difendersi dal parassita piralide e dalle micotossine prodotte dalle muffe che si insediano dove la piralmide scava i suoi buchi, e una delle quali è la temibile aflatossina.

Agricoltura tecnologica

A novembre 2004, quando ho presentato il ‘Manifesto biotech’, 18 società scientifiche l’hanno sottoscritto, affermando: “Non ci sono prove di danni in chi consuma prodotti derivati da coltivazioni geneticamente modificate”. Si sono levate molte contestazioni, e tuttavia io sono convinto che l’agricoltura tecnologica contribuirà a risolvere il problema della fame nel mondo, che riguarda 800 milioni di persone. Siamo già sei miliardi di individui, nel 2020 saremo otto miliardi. Procediamo con cautela, ma procediamo. Non penso che sia utile, umano e intelligente opporsi alla ricerca. Le grandi questioni dell’umanità e del nostro futuro non si risolveranno con meno ricerca, ma con più ricerca, più conoscenza e cultura.

Perchè la fame nel mondo?

In un mondo che ha fame, il consumo di carne costituisce uno spreco economico enorme, e l’ascoltato economista e sociologo Jeremy Rifkin ne ha dato una dimostrazione in cifre: se nel mondo ci sono 800 milioni di persone che soffrono la fame è perché gran parte del terreno coltivabile viene dedicato a farvi nascere foraggio e cibo per gli animali da carne. Ogni anno sono destinati a bovini, ovini, suini e polli circa 150 milioni di tonnellate di cereali. Con uno spreco finale enorme, perché se facciamo un bilancio tra quanto nutrimento s’impiega per allevare un animale da carne e quanta resa se ne ha ai fini dell’alimentazione umana, vediamo che il conto non torna. È molto più conveniente impiegare direttamente nell’alimentazione umana un chilo di cereali (può nutrire più persone in un giorno, e non ha sprechi) che impiegarne la stessa quantità per nutrire un animale da macello.

La carne non è necessaria all’uomo

Non è vero che la carne è necessaria al nostro sostentamento. Non solo i vegetali ci mettono a disposizione tutto quanto occorre alla vita, ma in essi si trovano anche le proteine, contrariamente a quanto la gente crede. Del resto, in termini evoluzionistici l’uomo discende dalla scimmia, è un primate. Proprio la recentissima mappatura del genoma ci ha permesso la prova scientifica dell’intuizione di Darwin. Il 99 per cento del nostro Dna è esattamente identico a quello dello scimpanzé, e noi siamo uguali a lui per le nostre funzioni di ogni tipo. Abbiamo in più il gene del linguaggio, e questo ci differenzia. Senza linguaggio non c’è civiltà, come senza la scrittura non ci sarebbe la storia del genere umano. Per il resto, il nostro metabolismo è quello dei primati, che non sono carnivori e che si nutrono di bacche, cereali, legumi, frutti.

L’uomo è frugivoro per natura

Il nostro organismo, come quello delle scimmie, è programmato proprio per il consumo di frutta, verdura e legumi. Una dieta priva di carne non ci indebolirebbe certamente: pensiamo alla potenza fisica del gorilla. E pensiamo al neonato, che nei primi mesi quadruplica il suo peso nutrendosi solo di latte. Non solo una dieta di frutta e verdura ci farebbe bene, ma servirebbe proprio a tenere lontane le malattie. Solo tre anni fa, il Rapporto dell’Organizzazione mondiale della Sanità sulla salute nel mondo attribuiva a un insufficiente consumo di frutta e legumi quasi tre milioni di decessi.

Umberto Veronesi

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Monday the 14th of February 2011

03:08:20 PM

alimentazione infantile a confronto

Alimentazione infantile a confronto
Ospedale pediatrico Meyer di Firenze
Dieta a base vegetale confrontata con quella occidentale


Ricercatori dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze hanno messo a confronto la dieta occidentale di un gruppo di bimbi italiani con dei piccoli africani sani.

La flora batterica intestinale di questi ultimi è risultata più ricca e variata. E ciò li protegge da patologie infiammatorie intestinali croniche, come la malattia di Crohn, in aumento da noi anche nei bambini. Dei piccoli che a tavola mangiano le verdure si è soliti dire che sono bambini modello. Tanto è raro che le gradiscano nel piatto senza una smorfia.

Ora questo apparente «capriccio» sembra avere conseguenze sulla loro salute maggiori di quanto finora si pensasse. A questa conclusione è giunto uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica National proceedings of the national academy of sciences nota anche con l’abbreviazione Pnas. I nuovi dati sono frutto di un’indagine condotta da un pediatra e nutrizionista italiano, Paolo Lionetti, dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, in collaborazione con i microbiologi molecolari Carlotta de Filippo e Duccio Cavalieri.

Il team di ricercatori ha messo a confronto la dieta standard ricca di proteine, grassi, e zuccheri di 15 bambini fiorentini con quella di altrettanti piccoli africani sani di una zona rurale del Burkina Faso, con una dieta a base di miglio macinato, piccoli fagioli, verdure e cereali coltivati nei villaggi. Ebbene, la flora batterica di questi ultimi era molto più ricca ed eterogenea. Cosa che li protegge da malattie infiammatorie intestinali, come malattia di Crohn e colite ulcerosa, in rapido aumento nei Paesi occidentali anche in età pediatrica.

A Panorama, il dott. Lionetti commenta così il significato di questi suoi risultati: …ho così notato che i bambini africani, nonostante presentino un’ alta incidenza di malattie infettive come la malaria, a differenza dei nostri, non vadano invece incontro a malattie tipiche dei paesi industrializzati, quali patologie infiammatorie croniche intestinali, allergie, e malattie autoimmuni. Ciò detto, è chiaro però che, considerate le loro condizioni economico-sociali, devono affrontare problemi come malnutrizione e infezioni. Il Burkina Faso è uno dei paesi più poveri del mondo.

Confrontando la dieta di questi bambini con quelli fiorentini, le differenze nella flora intestinale erano minori nella prima infanzia quando ricevevano ancora una quota di latte materno. Ma, crescendo, le cose cambiavano.

Per i bambini del Burkina, con un dieta quasi totalmente vegetariana, che si può individuare in una tappa dell’evoluzione umana che corrisponde al Neolitico quando prese avvio l’agricoltura, la nostra flora batterica era diversa, simile a quella che l’uomo aveva 10 mila anni fa.
- Per esempio, i piccoli italiani avevano molti più batteri associati all’obesità, i Bacteroidetes, mentre quelli africani una quantità maggiore di germi legati alla magrezza.
- Inoltre, in quelli del Burkina c’era una presenza superiore di acidi grassi dalla catena corta, almeno tre volte di più di quelli riscontrati nelle feci dei bimbi italiani. E questi acidi sono determinanti per il metabolismo delle cellule del colon nella lotta contro agenti patogeni come la salmonella, e sono prodotti da un tipo particolare di batteri della nostra flora intestinale.

Nel nostro organismo abbiamo una flora intestinale di cellule batteriche che corrisponde a qualche chilogrammo del nostro peso, che vengono a contatto con le cellule immunitarie dell’ intestino.
- Più è variata la composizione batterica nel nostro intestino e maggiore è la resistenza agli agenti patogeni.
- Inoltre, una maggiore varietà stimola il sistema immunitario a non rispondere a molecole innocue, favorendo lo sviluppo di patologie infiammatorie autoimmuni, come la malattia di Crohn.
Noi chiamiamo «microbioma», la somma dei geni dei batteri presenti nella nostra flora intestinale.
La cosa migliore è modificare l’ alimentazione, integrando nella dieta alimenti ricchi di fibre per favorire la flora intestinale che protegga l’ organismo da agenti patogeni. Per incrementare l’ apporto di fibre basterebbe seguire la nostra dieta mediterranea, con frutta, verdura e legumi. Un’ alimentazione che, purtroppo, è stata soppiantata anche da noi da una dieta tipo fast-food ricca di proteine, grassi e zuccheri.

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Friday the 11th of February 2011

02:11:05 PM

COME PREVENIRE IL TUMORE CON LA DIETA VEGANA

16 febbraio - Rozzano (MI)
*Conferenza - Come prevenire il Tumore con la dieta Vegana*

Titolo: Come prevenire il Tumore con la dieta Vegana
Relatrice: Dott.ssa Michela De Petris (Specialista in scienza
dell'alimentazione, medico ricercatore in studi di intervento alimentare
presso l'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.)
Data: Mercoledì 16 Febbraio 2011
Orario: 21:00 - 23:00
Luogo: Centro Culturale Cascina Grande
Indirizzo: Viale Togliatti, Rozzano (MI)
Ingresso: libero e gratuito
Per info: 347 8264012
Note varie: al termine della serata verrà offerto un rinfresco vegano
(senza alimenti di origine animale)

Breve riassunto dell'argomento della conferenza:
Le diete vegetariane correttamente bilanciate sono salutari, adeguate
dal punto di vista nutrizionale e comportano benefici per la salute
nella prevenzione e nel trattamento di numerose patologie. Sul piano
nutrizionale offrono molteplici vantaggi come ridotti contenuti di acidi
grassi saturi, colesterolo e proteine animali a fronte di ben più
elevati apporti di carboidrati complessi, fibre, magnesio, potassio,
acido folico, vitamina C, vitamina E ed antiossidanti.
Regimi alimentari basati sui cibi vegetali (diete vegetariane e/o
vegane) sono auspicabili per ridurre l'incidenza di svariate malattie
cronico-degenerative (diabete, ipertensione arteriosa, osteoporosi,
ipercolesterolemia, gotta, sovrappeso, tumori...) e per migliorare la
prognosi nei soggetti già affetti.
Per quanto riguarda i tumori, le Linee Guida per la loro prevenzione
raccomandano di consumare molti cibi vegetali, il più possibile allo
stato integrale e di limitare quelli di origine animale, soprattutto
carni rosse e salumi. I fattori dietetici più importanti nel favorire la
comparsa di neoplasie sono l'eccesso di grassi saturi, di proteine
animali e la carenza di sostanze protettive come antiossidanti, e fibre.
Il 30-40% delle patologie tumorali è influenzato dalle nostre scelte
dietetiche. Nel corso della conferenza vedremo come organizzare una
"buona" e corretta alimentazione.
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Saturday the 8th of January 2011

11:00:00 AM

IN MEMORIA DI VINCENZO RINALDI

Vincenzo Rinaldi Marzocchini,

nato il 17 Agosto 1926 a Romanoro ( frazione la Ca’) e morto a Novellano l’8 Gennaio  1945 combattendo contro i nazifascisti.

Dal paese dell’Appennino Modenese dove nacque, Vincenzo si trasferì in tenera età con la famiglia a Milano in viale Monza, zona Precotto (allora periferica) dove i genitori, Giovanni Battista Rinaldi e Teodolinda Marzocchini, avevano aperto una drogheria. Il fallimento del progetto costrinse la famiglia a trasferirsi in una grande casa di cortile affittando un piccolo appartamento di due stanze senza servizi, adattandosi a vivere in sei in un piccolo spazio.

Vincenzo conobbe lì la famiglia Mazzola, famosa già a quei tempi per le sue idee antifasciste. e si legò di profonda amicizia a Cesare Mazzola, suo coetaneo, dal quale apprese i principi fondamentali di libertà e democrazia aderendo infine al Partito Comunista.

Allo scoppio della guerra interruppe la promettente carriera di pugile per partire con il fratello Osvaldo e unirsi, diciannovenne, al gruppo partigiano della Brigata Italia divisione Modena, scegliendo di operare sull'Appennino Modenese per stare più vicino alla propria famiglia.

Vincenzo venne ucciso in combattimento a Novellano, pochi mesi prima della fine della guerra.

 I cugini e il fratello lo seppellirono nel piccolo cimitero di Romanoro.

In sua memoria venne eretto un cippo ricordo ai piedi della roccia chiamata La Penna.

IL COMBATTIMENTO DI  DI NOVELLANO DELL'8 GENNAIO 1945

 

8 GENNAIO ‘45

 

(Un ricordo di Alfredo Cavazzuti)

per gentile concessione di suo figlio Paolo

 

8 GENNAIO ‘45

(un ricordo di Alfredo Cavazzuti)

 

“E’ l’Epifania del 1945, la neve è già alta e continua a cadere da due giorni, lentamente, a larghe falde, senza vento. Il “Nido delle Aquile”, a Strinati, è sotto una coltre di un metro. Quasi tutti, però, andiamo a messa a Morsiano, aprendo un sentiero di rotta. Si è spensierati, il Natale l’avevamo festeggiato a formazioni riunite, allegramente. Verso sera l’allarme: c’è movimento di tedeschi sulle vie delle Radici, all’Imbrancamento. La “pesante” è piazzata in una trincea di neve su un ciglio, pronta a battere la valle, sotto alla cartella una padella di braci… Il pomeriggio del sette si uniscono a noi Pasquale ed Elio con la formazione di Fontanaluccia, come d’accordo con Pino. I tedeschi stanno per giungere alla Diga. Gli avamposti e le sentinelle sono all’erta. A Novellano la formazione reggiana di stanza ci ha assicurato che in caso di sganciamento ci preavviserebbe, in modo da occupare noi la zona di valico verso la Valle d’Asta, poiché il piano generale, in caso di sganciamento, è quello di portarci verso l’Alta Valle d’Asta, a Febbio e Monteorsaro, sotto al Cusna, dove avevamo sistemato riserve di munizioni e viveri. La notte del sette si dorme a turni sulle disfatte foglie di querciolo dei nostri giacigli, fuori sono raddoppiate le guardie. Le “macchinette” lavorano febbrilmente per riempire tutti i caricatori degli Sten; dalle latte escono le bandoliere di tela kaki piene di caricatori per gli Enfield e i mitragliatori Bren. Prima dell’alba Mario e Giuliano, di pattuglia avanzata sotto Costalta, sono fatti segno ad alcuni colpi di ta–pum dall’alto. I tedeschi sono già in movimento… I due muli, Balzo e la Bimba (sempre con noi fin dal maggio del ’44, ferrati a ghiaccio pochi giorni prima a Case Balocchi), ben carichi, partono con Mariano, Fili e Giovanni (ferito) verso la Valle d’Asta, per Novellano. Una colonna di tedeschi, circa una trentina di uomini e un mulo, scende dalla diga verso Romanoro sulla sponda destra del Dolo. Parte Pasquale con una squadra per raggiungere il più rapidamente possibile Novellano… Della formazione reggiana nessuna traccia…si sono sganciati senza avvisarci! Tra le vecchie case di sasso la pattuglia è sorpresa dall’avanguardia tedesca e, dopo un breve scambio di fuoco ravvicinato, è costretta a ripiegare, lasciando Stefano e Attilio a terra… Parto con una seconda squadra verso Novellano, mentre le altre formazioni si riuniscono. Incontro Pasquale e i suoi sopra La Faggiola, ha il calcio del mitra fracassato dalle pallottole tedesche. Noi avanziamo ansanti per raggiungere una posizione elevata, fuori sentiero, dietro alla grossa “Pietra Nera” che domina le prime case di Novellano. Cerchiamo d’inerpicarci (Erio con il Bren, Gigi–frate con le munizioni, Beniamino con il Beretta, io con il ’91 e gli altri con gli Enfield) sprofondando nella neve e impigliandoci nelle “razze” sepolte… M’accorgo di essere troppo scoperto e ordino di ripiegare sul sentiero. Immediatamente una prima raffica di “raganella” ci fischia addosso. “A terra! A terra!” Controbattiamo rapidamente con qualche colpo, le raffiche si intensificano mentre ci trasciniamo verso la svolta del sentiero. Franco, al mio fianco sinistro, da un breve gemito, mentre io, perso l’appoggio del braccio destro che tiene il ’91, sento un gran dolore che paralizza per un poco le gambe, sputacchio sangue… Dal bosco sovrastante Nino ci copre con il Bren…sono arrivati anche gli altri della formazione che, dalla svolta della costa e dal bosco, sparano sui tedeschi. Come posso cerco di trascinare fuori Franco da quella maledetta posizione, non riesco a smuoverlo, prono come sono e con il braccio destro che non mi regge. Continuo a trascinarmi, la gragnola di colpi intorno alla testa mi riempie gli occhi e le orecchie di neve…mentre il combattimento infuria, riesco a portarmi al riparo. Beniamino ha il braccio destro spezzato e se lo tiene con la mano sinistra. Vincenzo, in tuta mimetica bianca, giace supino con il petto squarciato…Bozambo piange Franco, ma spara tranquillo. Chiedo a William e a Walter, comandanti dalla II e III formazione, di farsi carico della situazione: “Resistere per poi sganciarsi verso nord. La via per la Valle d’Asta ci è preclusa”. Sono quasi le undici, riprende a nevicare lentamente. Gigi e Sparino mi aiutano a scendere il sentiero. Il proiettile mi è entrato nella spalla destra e non è uscito. Fatico a camminare e, pensando di essere giunto alla fine, chiedo di lasciarmi nel primo fienile che incontriamo; c’è già Beniamino da portare via…! Di fronte a “Ca’ dell’Onesta” c’è un piccolo fienile a livello del sentiero, sovrastante la stalla vuota. Gigi mi lascia la borraccia con la grappa, mi avvolge in una coperta, mi bacia; mi coprono con il fieno vicino alla parete grigliata e se ne vanno. In alto, verso Novellano, si spara ancora, ma più di rado. La giornata è lunga, fa freddo, ho gli scarponi pieni di neve e non sento più i piedi. Non penso a nulla…m’accorgo che è buio pesto quando sono svegliato da voci…s’apre la porta, sono tedeschi! Prendono bracciate di fieno, una, due, tre volte. Ho la Smith&Wesson nel tascone dei pantaloni inglesi… “– Sgnor, t’gnim d’acat! Se mi scoprono mi sparo…– ” . La notte infinita non passa mai, è quasi l’alba; il tramestio e i comandi mi lasciano intendere che i tedeschi si muovono. Dal grigliato del fienile, di sbieco, intravedo una pattuglia con gli sci e tuta mimetica che scende rapidamente verso Gova. Ad una certa ora del mattino di nuovo si spara. È a Gova, questa volta, dove ci sono i reggiani e l’intendenza con Pierino. Alla “raganella” e ai “ta–pum” si alternano colpi di mortaio e bombe a mano. Nel pomeriggio più nulla. Tutto sembra tranquillo, è il 9 gennaio. Incomincio a pensare che questa volta non morirò; mi duole tutto, ma sono tranquillo e lucido. Bevo un goccio di grappa – è schifosa! Dopo poco torna la sera, e attendo. Arrivano altri tedeschi? Passa molto tempo quando sento aprire la porta, piano questa volta, poi un sussulto…è una voce di donna che dice: “Partigiano, partigiano, dove siete! Rispondete! I tedeschi sono andati via!”.

Con un filo di voce rispondo: “sono qui, vicino al muro!” – Mi aiuta ad alzarmi, vacillo, e mentre mi porta fuori mi dice - “Venite dentro, è notte” –

 Di fronte al camino ci sono un vecchio ed un bambino. Mi lascia sedere con loro e mi da una tazza di latte caldo e polenta. Li divoro… sono più di due giorni che non mangio!

“Ma dovete andarvene subito! – mi dice impaurita – “qui siamo troppo vicini alla strada. Ieri notte hanno dormito qui, erano in tanti: se tornano e vi trovano bruceranno la casa!” –

Lo so perfettamente, la posso capire… Poi dice: “Giù, vicino al Dolo, ci sono case isolate, andate lì!” –

Mi aiuta a togliermi il giubbotto e la camicia sporca del sangue coagulato e i pantaloni. Mi lava la ferita con acqua calda e sale e, dalla sua descrizione, capisco che è meno peggio di quanto credessi, anche se il dolore al collo ed alla spalla è piuttosto forte.

Indossa pesanti pantaloni da lavoro di velluto marrone, un grigio  camicione consumato ed una vecchia giacca; mi mette una coperta sulla testa e sulle spalle e la fissa con una grossa spilla da balia, poi mi accompagna alla porta e mi augura buona fortuna…!

Muovo i primi passi da solo, con difficoltà. Una statica luna piena è nel cielo. Posso vedere come se fosse giorno.

 

I piedi pesano come sassi, scendo lentamente, appoggiandomi ad un bastone. La neve gelata scricchiola producendo un suono indesiderato in quell’assoluto silenzio. Scivolo e cado molte volte: il dolore aumenta di nuovo… “Sgnòr, la Vostra via Crucis ora è la mia!” – Seguendo la via bassa che da Morsiano va a Gova, prendo un sentiero in discesa che porta al fiume. Adesso cammino più velocemente. Due case sul sentiero, busso alla porta… busso più forte col bastone dicendo: -“Sono un partigiano ferito, aprite la porta!” –

 

Alla fine la porta si socchiude, un uomo ed una donna mi dicono subito: - “Non possiamo prendervi dentro, è troppo pericoloso!”-

La donna mi allunga due uova, le bevo in un sorso, mentre mi dice: -“Giù di qui, c’è una piccola casa isolata, vi prenderanno” – e la porta si chiude di nuovo.

Ancora sulla mia Via Crucis, in discesa. Busso alla porta della piccola casa chiedendo aiuto. Non ce la faccio più!

La donna che apre la porta emette un urlo di compassione e mi lascia immediatamente entrare. Accende una lampada ad olio con un tizzone dal caminetto e rintuzza il fuoco.

Seduto di fronte a quella fiamma, sento lentamente tornare la vita. Clotilde è da sola con due figli ed una figlia: Celso, che si è svegliato per il rumore ed è sceso, è il più vecchio ed ha 12-13 anni, suo fratello ne ha 5 o 6 e la bambina 4. Suo marito è prigioniero in Africa. Clotilde non maledice, non impreca, spera solo e prega che suo marito torni a casa sano e salvo.

Mi aiutano a salire su di una corta scala di legno che porta alla stanza superiore, mi mettono nel letto dove il figlio più giovane dorme profondamente nel mezzo, io sul lato destro, Celso sul sinistro, Clotilde con la figlia nell’altra stanza separata da una tenda. Mi sembra un sogno: - “Sgnòr, av ringrazi, a m’i t’gnu d’acat!”

 

Quanti pensieri… i compagni morti lasciati lassù, la mia formazione… i tedeschi…

I tedeschi continuano a battere la zona; sentiamo altri combattimenti: giù al Dolo, a Cadignano, sotto il monte Modino dove è il Quartier Generale… ma Clotilde continua a tenermi nella sua casa!

E’ giorno, un goccio di latte fresco (hanno una mucca nella stalla), per pranzo due fette di polenta di castagne con un piccolo pezzo di formaggio morbido e, solo per me, un goccio di vino rosso toscano duro come il vetro, che mi scuote…

Il giorno dopo il cimitero di Gova, dove erano nascoste delle munizioni, viene fatto saltare ed altri tedeschi passano più vicino, debbo uscire e nascondermi da qualche parte.

Seguo il sentiero della carriola usata per portare il letame in un piccolo campo, per non lasciare impronte fresche sulla neve, e mi sdraio di fianco alla massa di letame, cercando di nascondermi meglio che posso. Nel primo pomeriggio molti colpi di mortaio cadono su tutta la zona, appena sotto la mia posizione fino al ponte, alcuni molto vicini alla massa.

Poi, a pochi metri appena da me, passano dei tedeschi sugli sci: vedo solo le loro spalle mentre scendono alla curva sotto di me.

Poi, di nuovo il silenzio. Resto immobile, gelato. E’ sera quando Celso, con la carriola, viene a prendermi… di nuovo in un posto caldo, in casa di Clotilde.

Il giorno dopo tutto sembra finito.

Vincenzina ed una sua amica vengono a curarmi la ferita con acqua e aceto, rimuovono schegge d’osso dal bordo della scapola. La ferita è bella e me la descrivono, seguendo con un dito la striscia infiammata che dal foro d’entrata attraversa la schiena fino al collo. Tastando il lato sinistro del collo, dove finisce l’infiammazione, sento qualcosa di duro tra i tendini, ed un certo dolore. Ecco perché non riesco a girare la testa, la pallottola si è fermata tra i tendini del collo!...

Qualche giorno dopo, gli amici arrivano dopo avermi cercato dovunque e pensando fossi morto! Che gioia!... Di nuovo in formazione… di nuovo insieme, seppelliamo i nostri compagni… è scritta una canzone*!...

 

Dopo più di cinquant’anni** da quei giorni, ho ancora nel mio cuore gli amici lasciati lassù, pensando spesso a loro a alla brava gente della montagna che ha sofferto con noi la Resistenza.

Con questo ricordo non voglio celebrare nulla… il mio solo desiderio è stato quello di ricordare la paura dell’uomo, il dolore dell’uomo, la speranza dell’uomo, la solidarietà dell’uomo, quella che ci ha uniti nella resistenza e ci ha aiutati nella ricostruzione dopo la tragedia della guerra.

 

Alfredo Cavazzuti

 

*= una delle canzoni della Brigata Italia, nella quale si narra del combattimento di Novellano e del dolore per la morte dei compagni.

**= questo ricordo venne scritto da mio padre nel 1998 circa…

 

 

Nel combattimento di Novellano, oltre a Vincenzo, morirono anche Franco, Stefano e Attilio. Mio padre, Alfredo Cavazzuti, venne seriamente ferito. Alfredo è morto il 5 novembre 2009: sono certo che ora sia assieme a Vincenzo ed agli altri ragazzi della Brigata Italia che se ne sono andati, cantando insieme la loro canzone: "E con in testa il nostro comandante, che se ne vanta di esser partigian...".
Paolo Cavazzuti - Modena

 

 

 

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Friday the 17th of September 2010

02:45:41 PM

PRODUCT TO BOYCOT FOR ANIMAL TESTING / COMPAGNIE DA BOICOTTARE PERCHE' FANNO ESPERIMENTI SUGLI ANIMALI

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style="width:100%;height:250px;border:1px solid black;">
<p>
<a href="http://www.agireora.org/info/news.php">Notizie
animaliste da AgireOra Network</a>
</p>
</iframe>

COMPAGNIE DA BOICOTTARE PERCHE' TORTURANO GLIANIMALI

 products to boycott FOR ANIMAL TESTING

 

Avon Cosmetics

The Body Shop/L’Oreal

Chanel

Coty

Ecover*Ecover do not have a FCOD, they follow the ‘5 year rolling rule’, which is why they feature on the ‘bad’ list.

Estée Lauder

FCUK

Christion Dior

Clinique

Colgate Palmolive

Garnier

Givenchy

GlaxoSmithKline

Helena Rubenstein

Jeyes

Johnson & Johnson

Lancome

Lever Fabergé

L’Oreal/Nestlé

Miners Cosmetics

PZ Cussons

Reckitt Benckiser

Revlon

SC Johnson

Virgin Vie

Yardley

Yves Saint Laurent

Unilever

The Body Shop are now owned by L’Oreal/Nestlé.
* Ecover do not have a FCOD, they follow the ‘5 year rolling rule’, which is why they feature on the ‘bad’ list.

P&G products to boycott

List up-to-date as of April 2008

A   

Ace ~ laundry
Always & Alldays ~ feminine hygiene
Ariel ~ laundry
Anna Sui ~ fragrance
Aussie ~ hair care

B

Baldessarini ~ fragrance
Bold ~ laundry
Born Blonde ~ hair dye
Bounce ~ laundry
Braun ~ electric shavers etc

C

Camay ~ soap
Christina Aguielera ~ fragrance
Crest ~ toothpaste

D

Daz ~ laundry
Dolce & Gabbana ~ fragrance
Dreft ~ laundry
Dunhill ~ fragrance
Duracell ~ batteries

E

Escada ~ fragrance
Eukanuba ~ pet food

F

Fairy ~ various cleaning products
Febreze ~ fabric spray
Fibresure ~ health supplement
Fixodent ~ denture fixer
Flash ~ cleaning product

G

Gillette ~ shaving products
Giorgio Beverley Hills ~ fragrance
Glide ~ dental floss
Gucci ~ fragrance

H

Head & Shoulders ~ shampoos
Herbal Essences ~ shampoos
Hugo Boss ~ fragrances
Hydrience ~ hair dye

I

IAMS ~ pet food
Infacare ~ baby wash

J

Jean Patou/Joy ~ fragrances

L

Lacoste ~ fragrance
Lasting Care ~ hair dye
Laura Biagiotti ~ fragrance
Lenor ~ fabric softener
Loving Care ~ hair dye

M

Max Factor ~ make up
Montblanc ~ fragrance
Mum ~ deodorant

N

Nice n Easy ~ hair dye
Noxema ~ shaving foam

O

Olay ~ skin care
Old Spice ~ fragrance
Oral B ~ dental products

P

Pampers ~ disposable nappies
Pantene Pro V ~ shampoo
Pringles ~ snack food

S

Silvikrin ~ hair care
SK-II ~ skin care
Shockwaves ~ hair products

T

Tampax ~ feminine hygiene
Thermacare ~ heat wraps

V

Valentino ~ fragrance
Viakal ~ bathroom cleaner
Vicks ~ decongestant
Vortex ~ bleach

W

Wash n Go ~ shampoo
Wella ~ range of hair products

Z

Zest ~ soap


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Sunday the 28th of March 2010

01:10:37 AM

Aprile a Romanoro

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Wednesday the 16th of December 2009

04:15:25 PM

SCIAMANI

SCIAMANI ( appunti di Tedy) 

 

In una Antica lingua siberiana il termine sciamano significa “ Colui che vede nell’oscurita’ “.

Egli rappresenta un ponte tra i regni celesti e l’esperienza umana, tra il regno della natura e il genere umano.

1 Fin dai tempi piu’ remoti in tutte le comunita’ esistono persone alle quali vengono attribuiti particolari poteri che permettono loro di controllare il normale corso delle forze naturali e le leggi che le provocano.

Lo sciamano e’ allo stesso tempo sacerdote,profeta.indovino,consigliere,artista e medico. Egli esercita i suoi poteri grazie alla capacita’ di mettersi in contatto diretto con il sapere universale. L’Universo dello shamano comprende due regni, quello materiale, percepibile con i sensi, e quello spirituale raggiungibile con altri mezzi che non sono a disposizione di tutti.

Tutti i tipi di shamanismo sono basati su stati di coscienza alterati, ma anche istituzionalizzati, vale a dire accettati dal gruppo o dalla tribu’ come fenomeni naturali che hanno uno scopo e un uso ben preciso e di utilita’ per tutto il gruppo, contrariamente a quello che succede nella nostra societa’ moderna, dove ogni atteggiamento che non segue regole ben definite e prestabilite viene condannato e l’individuo considerato diverso e’ costretto a vivere ai margini della societa’,non puo’ partecipare alla vita della collettivita’ essendo considerato un inutile. Il sistema nervoso che produce gli stati di coscienza e’ universale in tutti gli esseri umani, cosi’ poiche’ possediamo un sistema nervoso che funziona allo stesso modo, abbiamo anche la stessa capacita’ di sperimentare allucinazioni visive, olfattive, gustative, ambientali e somatiche strutturate in modo simile, l’unica differenza puo’ verificarsi nell’interpretazione dal momento che e’ legata a fattori culturali e storici.

Lo shamano non e’ un dio personificato come lo e’ stato in alcune epoche e presso certe civilta’ il divino re, il faraone o l’imperatore; egli e’ un semplice mezzo di comunicazione con il mondo spirituale.

Lo shamano ha il dono di poter accedere direttamente, senza intermediari, a un’altra dimensione. Con l’espressione “un’altra dimensione” si intende il mondo invisibile della fantasia, il luogo misterioso nel quale spariscono i morti e dove si trovano i non ancora nati, il luogo cioe’ dove si trova tutto cio’ che si pensa,che si immagina, che si vede con la fantasia ma che non e’ tangibile fisicamente.

In alcuni casi l’ufficio shamanico e’ ereditario,ma per tutti la condizione essenziale e’ il dono supernaturale della chiaroveggenza.

 

 

Quando esiste la predisposizione per diventare shamano, che di solito e’ anch’essa ereditaria, i segni di questa dote supernormale sono gia’ evidenti durante l’infanzia.

I sintomi piu’ comuni sono una eccitabilita’ eccessiva, tendenza precoce alla depressione, carattere introverso, amore per la solitudine e temperamento particolarmente nervoso. Alcuni shamani possono soffrire di epilessia, schizofrenia, emicrania e tante altre condizioni patologiche.

L’individuo deve dimostrare di essere in contatto con gli spiriti, o almeno di poterlo fare. Alcune societa’ primitive, sia ancora esistenti sia del passato piu’ remoto, hanno ed hanno avuto molti shamani spesso politicamente potenti.

 Generalmente lo shamano non lo diventa per volonta’ propria ma e’ obbligato dalla comunita’, l’individuo predestinato viene istruito al suo compito da un vecchio shamano.

Oltre all’educazione teorica e’ necessario anche un addestramento fisico.

L’alimentazione e’ molto importante poiche’ le funzioni neurologiche sono  influenzate dai cambiamenti subiti dalla sintesi dei neurotrasmettitori, modificazioni indotte precisamente dalla dieta; una dieta equilibrata a base soprattutto di cereali,verdura e frutta, incrementa la ricettivita’ di ogni individuo riguardo ad esperienze di carattere spirituale. Il futuro shamano deve anche imparare

a suonare gli strumenti sacri,a cantare in modo appropriato e a danzare le danze cerimoniali.

L’iniziazione e’ costituita da un addestramento molto lungo.

 

La prima e piu’ importante disciplina che il prescelto deve imparare e’ l’autocontrollo, poiche’ e’ fondamentale poter essere sempre in grado di controllare la situazione in cui ci si trova anche in uno stato di coscienza alterato; l’esercizio delle abilita’ psichiche puo’ avvenire solo se la mente razionale rimane in grado di controllare la parte irrazionale della personalita’usandone il potenziale senza correre il pericolo di esserne assorbita in una via di non ritorno che puo’ portare solo alla pazzia, perdendo ogni contatto con il mondo della realta’ materiale.

La funzione piu’ importante dello shamano e’ quella di rivelare il pensiero degli spiriti.

Le diverse dottrine religiose dell’antichita’ hanno popolato gli spazi eterei con creature impalpabili: i nostri antenati non tracciavano un netto confine tra il mondo degli esseri immateriali, invisibili, spirituali e il mondo della realta’ tangibile, le due dimensioni erano un tutt’uno inseparabile; ed e’ dal  mondo degli esseri eterei che esce lo spirito guida il quale accompagna ogni creatura dalla nascita alla morte.

Non si puo’ fare nessuna distinzione tra le azioni dello shamano, quelle del suo spirito guida e i suoi sogni, essi funzionano sempre insieme.

Lo spirito guida e’ una figura che rappresenta una persona piu’ completa rispetto all’uomo comune,con poteri e conoscenze infinitamente maggiori; questa entita’ personifica il potenziale che esiste latente nel nucleo centrale dell’intera psyche.

La pratica delle visioni dello shamano e’ la tradizione piu’ antica conosciuta dall’uomo ed e’ basata su un abbassamento del livello di coscenza che permette l’accesso a quella che e’ stata definita dagli antropologi e dagli studiosi di civilta’ primitive la ‘Conoscenza Universale’, alla quale gli scamani accedono per rispondere alle domande riguardanti la salute, la sopravvivenza, il risolvere problemi che sembrano insormontabili e di celebrare riti atti a proteggere e guarire, nonche’ per mettersi in contatto con il mondo spirituale. Questo contatto si verifica attraverso i sogni o lo stato ipnotico detto trance, caratterizzato da una perdita piu’ o meno completa della coscenza.

Le tecniche usate dagli shamani nascono da un processo di conoscenze che hanno origine dallo studio della natura, dall’osservazione scientifica e dalle emozioni.

Questo processo di accumulo di sapere deve certamente aver avuto un lungo processo di gestazione, ed e’ nato dalla curiosita’ di sfondare le porte del mondo misterioso nelle cui fauci sparivano misteriosamente le persone care.

 Non esiste una netta separazione fra vivi e defunti, proprio come manca una la distinzione fra i sogni e le allucinazioni e la realta’. La sopravvivenza dei morti e i loro continui rapporti con i viventi sono considerati evidenti dal momento che continuano ad esistere nella memoria, nei sogni e nella mente di chi li ha conosciuti.

L’uomo e’ sempre stato estremamente conservativo nel suo comportamento verso la morte e i morti, per cui si puo’ supporre che il culto dei morti non abbia subito radicali modifiche attraverso i secoli.

La mente primitiva non e’ in grado di astrarsi dalla realta’ percepibile, percio’ non puo’ concepire l’idea della sopravvivenza dopo la morte senza materializzare il concetto dell’immortalita’ dell’anima; nasce cosi’ la possibilita’ fantastica del passaggio dello spirito dal corpo del defunto a quello di un’altra entita’ concreta, che puo’ essere un altro corpo umano, un animale, uno spirito o un dio.

La morte viene interpretata come una continuazione dell’esistenza, da qui l’intuizione  di conservare i corpi in una sepoltura eterna.

60.000 anni orsono o forse piu’,l’uomo del Neanderthal ha lasciato dietro di se’ le prime tracce di un comportamento che comprende dei rituali : contrariamente ai suoi predecessori inizia a seppellire i morti. Egli dispone i corpi in una posizione rannicchiata che ricorda quella fetale e li dipinge con ocra rossa. Vengono poste accanto a lui anche offerte funerarie come piante, semi, fiori, cibi, animali e utensili di pietra.

Questi riti durano lungo tutto il periodo del Paleolitico Superiore e oltre – 42.000, 12.000 anni orsono -.       

          La tomba stessa e’ l’ utero della terra, o meglio, l’utero cosmico, dal quale i defunti rinasceranno. ( Neuman ).

Lo shamanismo consiste di tecniche rituali molto complesse basate fondamentalmente su un sistema simbolico ricco e complesso, rivolto a rispecchiare l’idea di cosa e’ l’universo.

I simboli sono l’unione tra l’uomo e il Cosmo. Immagini tratte dal mondo materiale sono usate per spiegare concetti che non hanno una forma concreta. Le forme del mondo ambientale sono percepite e interpretate. I mezzi per materializzare i simboli sono: la pittura, la scultura, l’architettura, la poesia, la musica e la recitazione. I simboli descrivono pittoricamente e vividamente tutto cio’ che preoccupa gli uomini: il loro essere piu’ profondo e la relazione con l’Universo che esiste intorno a loro ( Yung ). Il simbolo e’ un’espressione delle esperienze piu’ profonde: emozioni, intuizioni, sensazioni e pensieri. Il simbolo e’ soggettivo e lavora dall’interno.

Il mondo del simbolo fa da ponte tra l’inconscio personale , l’inconscio collettivo e la coscenza.

Il simbolo media il passaggio dell’energia psichica dall’inconscio alla coscenza, in modo che essa possa venir applicata e volta cosi’ a fini pratici ( Yung ).

Yung descrive il simbolo come una macchina psicologica che trasforma energia.

Qualsiasi cosa puo’ assumere un significato simbolico. L’intero Cosmo e’ un simbolo potenziale.

Il cervello costruisce da stimoli sensoriali la sua versione illusoria del mondo esteriore, dando vita alla possibilita’ di creare sentieri associativi.                                                                                                             

L’idea di base e’ che l’universo e’ uno, che nessuna delle sue parti funziona separatamente; tutto cio’ che esiste e’ l’espressione di un’unita’ invisibile che sussiste dietro ogni fenomeno, compreso l’uomo, la cui essenza e anima sono una copia in miniatura del piu’ esteso universo, rappresenta cioe’ un microcosmo del macrocosmo.

Il tentativo di capire le leggi che regolano l’universo e’ piu’ importante del concetto di religione. Durante il periodo del Paleolitico Superiore, vale a dire circa 45.000 anni fa, tutte le attivita’ sociali, economiche, religiose, e persino la vita di ogni giorno, sono vissute e si svolgono interagendo costantemente con i fenomeni naturali. Le fasi della luna, le eclissi del sole, le piogge e i venti e cosi’ via regolano la vita quotidiana e le sue attivita’ in un modo e con un’intensita’ sconosciute all’uomo moderno. L’uomo e’ parte indivisibile dell’universo e per lui l’umano e il non umano sono uguali per cui applica le norme dell’umano al non umano indistintamente. Per esempio se la pioggia non cade e’ perche’ non vuole, non per una ragione metereologica. L’universo dell’uomo moderno razionale e’ fatto di materia morta, priva di vita e volonta’, quello dei nostri antenati e’ ricco di vita, e’ un mondo dove tutto, animato e non, ha una volonta’ propria e caratteristiche individuali. La natura che comprende  gli animali, gli astri, gli oggetti, l’uomo stesso, ha messo tutti sullo stesso livello, tutti con una personalita’ ben definita e un’esistenza animata.

Ricerche neurologiche fatte sugli stati alterati di coscenza hanno identificato tipi ben definiti di immagini mentali e la sequenza in cui avvengono. Questi stati di coscienza alterati possono essere indotti ingerendo droghe psicotropiche,con suoni o ritmi particolari, in stato meditativo, attraverso la deprivazione sensoriale, provocando dolore, o con iperventilazione.

Le cosiddette tecniche autogene si servono della visualizzazione e dell’immaginazione per sviluppare la capacita’ di controllare volontariamente il comportamento conscio:                      

prima di tutto e’ necessario imparare a controllare le funzioni fisiche, poi le funzioni mentali attraverso la meditazione e la visualizzazione.

La meditazione e’ lo stato piu’ idoneo per mettere in contatto conscio e inconscio, e’ anche lo stato in cui molti sensitivi percepiscono i fenomeni parapsicologici.

L’ipnosi ha lo stesso effetto del trance, cioe’ esiste l’arresa di una volonta’ a favore di un’altra.

Nella prima e piu’ superficiale fase di alterazione si possono percepire forme geometriche che come punti, quadrettature, zig zag, curve a forma di catene e linee serpeggianti. Queste percezioni guizzano, scintillano, si espandono, si contraggono, si combinano l’una con l’altra e il fenomeno avviene indipendentemente dalla luce che proviene da una fonte esterna.

Infatti possono essere sperimentati anche con gli occhi chiusi.

Ogni essere umano ha la possibilita’ di provare queste esperienze allo stesso modo e con le stesse forme.

 

 

Entrando in uno stato alterato piu’ profondo si entra in una seconda fase nella quale l’individuo cerca di dare un significato a queste immagini vedendole come oggetti a lui famigliari o con una particolare importanza.

Questa seconda fase e’ strettamente legata alla formazione culturale dell’individuo.

La terza fase, ancora piu’ profonda, e’ caratterizzata dall’entrata in un vortice o in una galleria. A questo punto le forme geometriche sono periferiche o combinate a immagini iconiche di animali, persone, mostri e situazioni ad alta carica emotiva.

Gli animali, le persone e gli oggetti visti in questa fase sono spesso distorti e deformati in vari modi. E’ in questa fase finale che l’individuo spesso si sente trasformato in un animale e passa attraverso altre trasformazioni esaltanti o spaventose.(Siegel e Jarvik 1975:105).

Durante la sua lunga storia attraverso i secoli, lo shamanismo ha tentato di rivelare l’enigma sulle origini del cosmo, della terra, dell’uomo, degli animali e della natura: ha tentato, come hanno fatto in seguito tutte le religioni alle quali ha dato le radici,di illuminarci sul significato della vita e della morte.

Lo shamanismo organizza l’universo in un ordine che cerca di avere un senso,un significato.

Consapevolezza e sensibilita’ consentono all’individuo di afferrare realta’ sconosciute vivendole di persona,permettendogli in tal modo di penetrare nei misteri dell’universo e usare le sue forze.

Il mondo circostante viene osservato e studiato; gli animali, le piante, i movimenti dei corpi celesti e le caratteristiche dei metalli sono oggetto del massimo interesse.

L’uomo primitivo e’ istintivamente in sintononia con il mondo della magia,che comprende sia a livello individuale che a livello collettivo, e che vive unitamente alle leggi della natura della quale questo mondo magico e’ parte indivisibile.

 

Ogni cosa esistente sulla terra e nell’universo e’ fatta di energia vibrante a frequenze diverse, frequenze che dipendono da modelli strutturali di energia atomica all’interno di atomi e molecole.

Gli shamani iniziano a capire quali sono le proprieta’ curative delle piante alle quali vengono attribuiti poteri divini e diventano sacre.

E’ questo l’inizio della filosofia che osserva e interpreta il mondo circostante dando le basi alla disciplina che studia il valore e la natura della conoscenza e della ricerca scientifica.

Con lo shamanismo, oltre alla medicina, alla religione, alla magia, nasce anche l’arte.

L’arte e’ stata per un lungo periodo solamente una forma di culto.

Arte e magia sono indivisibili, entrambe sono il mezzo che permette all’uomo di unirsi misticamente all’universo e di autoconvincersi dell’esistenza di un’altra dimensione. In tutte le epoche gli uomini hanno desiderato, e tutt’ora desiderano, porre piede sulla soglia di un mondo invisibile ma sempre cosi’ presente.

Non potrebbe esistere nessuna forma di arte se non fosse stata necessaria, nelle sue svariate forme, alla riuscita dei riti sciamanici. Noi vediamo che l’arte in tutte le epoche e’ permeata di magia. L’arte per un lunghissimo periodo della storia dell’umanita’ e’ stata una forma di culto,un’atto di fede, una preghiera. L’arte e’ un tentativo dell’uomo di legarsi indissolvibilmente all’universo assicurandosi cosi’ un posto stabile ed eterno nell’aldila’ attraverso le sue opere.

Alla fine di un rito atto a provocare la perdita di coscenza lo shamano traccia sulla roccia le immagini che conosciamo come arte rupestre.

Queste immagini si trovano all’ingresso di caverne, nel loro interno, sulle pareti esterne di dirupi e persino sotto terra, a molti chilometri di profondita’, nella piu’ completa oscurita’ in vani e passaggi, in luoghi difficili da raggiungere avendo un accesso estremamente difficoltoso. Questo modo di dipingere nell’oscurita’ e’ soprattutto caratteristico del periodo detto Magdaleniano.              Spiegare il periodo Magdaleniano.

Le immagini trovate in questi luoghi si riferiscono al mondo degli inferi, sotterraneo(ctonico).

 

 

Si nota anche  una stretta relazione tra la topografia della caverna e l’immagine, molte volte la forma della roccia diventa la spina dorsale di un animale, una piccola protuberanza puo’ diventare un occhio,ecc., in tal modo la fantasia e il mondo materiale diventano un blocco inseparabile. Un’altra interessante caratteristica di queste immagini e’ che un piccolo cambiamento dell’illuminazione puo’ farle apparire o sparire, oppure cambiando la posizione della testa l’osservatore puo’ vederle e subito dopo non vederle piu’, proprio come spiriti inafferrabili.

Durante il periodo dell’Alto Paleolitico e’ evidente che nei luoghi piu’ bui e nascosti si tenevano i riti per ricevere visioni profetiche.

In questo processo di creazione di visioni nell’oscurita’ la ghiandola Pineale ha un’importanza fondamentale. E’ questa una ghiandola che si trova esattamente al centro del cervello, essa ha generalmente la dimensione della punta dell’unghia del dito mignolo ed e’ a forma di cono. Le sue dimensioni, la forma e la struttura interna possono pero’ variare da individuo a individuo. E’ un organo molto attivo, possiede un flusso sanguigno notevole ed ha il piu’ alto assorbimento di fosforo rispetto al resto del corpo, inoltre necessita iodio quasi quanto la tiroide.

La ghiandola pineale contiene un paio di enzimi che hanno la capacita’ di trasformare la seratonina in alcuni potenti allucinogeni; la serotonina e’ una sostanza che si trova nel cervello e nell’intestino  essa viene liberata da certe particolari cellule in modo naturale. 

 L’attivita’ della ghiandola Pineale e’ regolata dalla luce del sole,essa controlla il metabolismo, il comportamento e le funzioni fisiologiche. Regola la pressione del sangue, la temperatura corporea, il sonno, la crescita, il passaggio del calcio nelle cellule, il sistema riproduttivo, la sintesi del collagene, la produzione dei linfociti,l’attivita’ enzimatica,il metabolismo dei carboidrati, la respirazione cellulare ed

ha un ruolo fondamentale nel processo di invecchiamento e nelle malattie degenerative. Essa produce melatonina, una sostanza la cui quantita’ cambia in proporzione all’intensita’ della luce dell’ambiente. La luce del sole influisce sulla produzione in positivo impedendo gli stati di depressione. Il ritmo del sonno e della veglia possono essere alterati cambiando la quantita’ di melatonina prodotta, nell’oscurita’ si nota un aumento di attivita’ elettrica della ghiandola Pineale. Al buio questa ghiandola produce melatonina con piu’ zelo provocando sogni e visioni poiche’ ha una natura allucinogena. Nell’antichita’ era considerata il sito dell’anima.

La parete rocciosa del luogo dove troviamo arte rupestre e’ il punto dove si trova l’entrata immaginaria attraverso la quale lo shamano pio’ introdursi nel mondo supernaturale, un mondo raggiungibile in uno stato di coscienza alterato; la reazione del sistema nervoso umano in particolari stati di coscienza alterati crea l’illusione di separazione dal corpo.

I disegni tracciati su queste rocce sono la documentazione delle visioni vissute durante

l’avventura spirituale dello shamano.

Lo shamano si serve dei disegni che traccia sulle rupi per non dimenticare la sua esperienza mistica poiche’ la memoria a breve termine diminuisce durante la perdita di coscenza.

Quando la mente e il corpo si rilassano l’attivita’ elettrica del cervello rallenta emanando onde elettriche denominate alpha, queste onde elettriche permettono al cervello di lavorare a un ritmo molto piu’ basso di quelle usate durante un normale stato di veglia che sono chiamate beta.

Ancora piu’ lente delle onde alpha sono le theta,le onde correlate al piacere, agli sbalzi di umore e agli atteggiamenti psicopatici. Le onde alpha sono associate a forme e idee. Le onde beta si riscontrano in stati di tensione e ansieta’ cronica.

Misurando l’attivita’ elettrica del cervello di persone che sono in uno stato meditativo e confrontandole ad altre che cercano mentalmente immagini e suoni, si e’ potuto constatare che i loro cervelli lavoravano sulla lunghezza d’onda delle onde alpha e theta.

C.Yung, il famoso psicologo che ha studiato a lungo i fenomeni paranormali, nel suo trattato nel suo trattato sulla sincronicita’ scrive che per la psiche inconscia lo spazio e il tempo sembrano essere relativi: vale a dire che il sapere si trova in uno spazio-tempo in cui lo spazio non e’ piu’ spazio e il tempo non e’ piu’ tempo; ragion per cui se l’inconscio riesce a sviluppare o mantenere un potenziale in direzione della coscenza, e’ possibile che eventi paralleli siano percepiti o svelati.

La materia e’ come una ragnatela di interrelazioni tra le particelle che la compongono. Una particella come ad esempio un elettrone diventa tale solamente se e’ in relazione con altre particelle. Per esistere le cose devono interagire le une con le altre, come per esempio gli elettroni nella corrente elettrica.

Ogni nostra azione ha influenza su tutto cio’ che esiste nell’universo, cosi’ come tutto cio’ che succede nell’universo ci condiziona.

Per la mente primitiva la sincronicita’ e’ un fatto comune ed evidente perche’ tutto e’ causato e guidato da influenze magiche, non e’ un’idea per se stessa, ma e’ vista come una casualita’ provocata da forze invisibili.

Recenti studi sul funzionamento della memoria hanno portato alla luce la scoperta che durante lo stato di trance e nella fase del sonno detto R.E.M., il periodo del sonno durante il quale si sogna che puo’ durare da alcuni minuti fino a mezz’ora, i livelli di seratonina e di norepinephrine che sono i neurotrasmettitori richiesti per fissare i ricordi, diminuiscono, questa e’ la ragione per cui molte persone non ricordano i sogni fatti in questo stadio del sonno proprio come gli shamani e i medium non ricordano le visioni avute.

L’arte rupestre non ha mai avuto lo scopo di arte per arte, lo shamano ha creato l’arte come parte del rituale rivolto ad aquisire e manipolare il potere.

Lo scopo dei disegni rupestri era quello di essere usati dai viventi; per esempio su una roccia detta Roccia Madre, lo shamano disegnava le visioni avute durante una cerimonia dedicata al culto della fertilita’ allo scopo di far uscire dalla roccia il potere fertilizzante ivi rinchiuso, assicurando cosi’ una gravidanza certa e la nascita di molti figli.

Le prime tracce di un comportamento rituale risalgono,come abbiamo gia’ detto,  a 60000 anni orsono e appartengono all’uomo di Neanderthal.                                                                      

La capacita’ del sistema nervoso umano di entrare in stati di alterazione e produrre allucinazioni e’ antichissima e diffusa in tutto il mondo. Questa caratteristica umana viene usata in determinati riti indirizzati a superare la barriera esistente tra il mondo materiale e quello invisibile.

Egli inizia a seppellire i morti con rituali ben precisi, li dipinge di rosso e li mette in posizione rannicchiata, offrendo loro doni funerari che venivano posti vicino al morto: semi, piante, fiori, cibo, animali e pietre.

L’uomo del Neanderthal Europeo ha sviluppato un senso mistico ben definito, accompagnato da rituali legati al “Culto Dell’Orsa delle Caverne”, soprattutto nell’Europa Centrale.

Lo shamanismo e’ nato contemporaneamente al culto della Dea Madre, che coincide al culto dell’Orsa delle Caverne; lo dimostra il fatto che nel culto dell’Orsa delle Caverne venivano rappresentantiti la Dea. Figurine considerate magiche sono comunemente usate nel rituale funebre,  questo simbolismo trova espressione sia nei ritrovamenti archeologici che in quelli artistici, nonche’ nella ricerca antropologica.

La mente primitiva non e’ in grado di segnare un netto confine tra il simbolo, la persona o l’oggetto simbolizzato, per questa ragione agire sull’uno produce un corrispondente effetto  sull’altro.

Il modo naturale di pensare della societa’ primitiva e’ simbolico. La mente primitiva funziona attraverso i sentimenti piuttosto che il ragionamento.

L’identificazione dello stregone con l’anima del morto si giustifica col fatto che tra le sue funzioni vi e’ quella di guidare l’anima del defunto alla sua dimora finale, e per poterlo fare deve staccare l’anima dal corpo.

L’uomo preistorico non accetta la morte ed e’ convinto che questa non e’ un evento naturale inevitabile e irriversibile, ma al contrario sia un incidente straordinario che determinati riti possono evitare. Durante la preistoria le immagini di morte non adombrano quelle di vita; esse sono sempre affiancate a simboli di rigenerazione.

Il primo impatto con il supernaturale conosciuto in archeologia e’ legato al culto dei morti e al rifornimento di cibo.

Su tutto il globo terrestre 50000 anni orsono si sviluppa un’efflorescenza di arte umana, pittura, canto, musica, danza e riti sotto l’effetto di un’esplosione simbolica; quello che meraviglia non e’ la metamorfosi dei simboli durata millenni, ma piuttosto la loro perdurevolezza dall’epoca Paleolitica in poi.

Ogni cosa e’ rappresentata da simboli e ogni oggetto ha un significato simbolico.

 

 

Storicamente il simbolo ha portato l’uomo primitivo allo sviluppo della coscenza, all’adattamento alla realta’ e alla scoperta del mondo oggettivo. Le forme del mondo ambientale sono percepite ed interpretate. L’intero Cosmo e’ un simbolo potenziale.

Le caverne sono considerate le entrate del mondo supernaturale e gli spiriti guida i creatori dell’arte, essi possono entrare e uscire attraverso spaccature nella roccia; per questa ragione ai rettili sono attribuiti poteri magici e sono aiutanti e ispiratori inseparabili degli ahamani.

Fra tutti i pittogrammi ricorrenti nell’arte rupestre, il piu’ diffuso e’ quello denominato l’Orante, esso rappresenta un individuo con le braccia alzate verso il cielo. In quasi tutte le tradizioni questa posizione simboleggia la realizzazione del desiderio piu’ universale dell’uomo: la conquista dell’immortalita’.

Questa figura nelle tradizioni piu’ arcaiche ha un significato magico.

L’individuo nel sistema magico si appropria dei poteri divini.

Ogni pratica magica deriva dalla convinzione che gli effetti naturali dipendono in larga misura dalle azioni degli uomini.

Incisioni rupestri di figure acefale designano esseri umani investiti di poteri superiori.

L’orante acefalo puo’ rappresentare uno stregone, oppure l’anima di un individuo, essendo lo spirito dell’individuo immortale.                                                                         

Nei riti shamanici la decapitazione simulata e’ una delle prove iniziatiche piu’ diffuse.

Il segno dell’ipsilon maiuscolo Y e’ l’immagine schematica di un individuo con le braccia alzate. Braccia alzate e immortalita’ e’ un binomio inscindibile ed e’ diffuso in numerosissime culture.

Neuman attribuisce alla posizione delle braccia alzate un significato magico.

Assumendo questa posizione l’individuo si trasforma in un mediatore tra la terra e il cielo, infatti i suoi piedi toccano terra e le sue braccia il cielo.

Anche in Estremo Oriente, negli ideogrammi Cinesi e Giapponesi che ripropongono la forma delle braccia alzate troviamo gli stessi valori allegorici del geroglifico con l’individuo seduto con le braccia alzate Kha, che entra nella composizione di parole come adorazione,venerazione, supplica o quello in piedi in vocaboli con significati magici e in parole come essere in alto, essere felice, rallegrarsi. L’essere seduto con le braccia alzate implica una disposizione passiva e ricettiva che implora il favore degli dei.

L’essere in piedi indica un atteggiamento attivo e creatore, una forma mentis magica, attiva, creativa, che si identifica con la divinita’ ed esige gli attributi divini.

Nella societa’ arcaica troviamo un sistema di credo universale, le cui radici si trovano nella tradizione shamanica che e’ il principio organizzativo piu’ antico. La rappresentazione dei miti e delle credenze ha un unico comune modello e costituisce una lingua comune a una vasta area. Si diffonde un sistema di credenze universali nel quale il ruolo assunto dall’umanita’ nella catena naturale diventa man mano meno passivo e piu’ articolato. Questo nuovo modo di capire l’esistenza puo’ essere visto come il primo sistematico tentativo di capire i fenomeni naturali e di cercare di influenzarli e dominarli. Questi ominidi non condividevano una raccolta di credenze, ma una comune fonte di esperienze religiose ed emozionali. Fonte che noi abbiamo ereditato ed alla quale ricorriamo costantemente durante la vita quotidiana senza rendercene conto, ed automaticamente durante l’attivita’ onirica.

Per l’uomo moderno non e’ facile afferrare il significato dei simboli che ci giungono dal passato e che appaiono nei nostri sogni, ma l’inconscio tiene sempre presenti le cose sacre ai nostri avi, e ce le ricorda in ogni opportunita’ quando sembra siano necessarie.( Yung ).

 

 

 

 

 

 

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Wednesday the 16th of December 2009

10:38:25 AM

IL MAGGIO A ROMANORO di LEO TURRINI

 

IL MAGGIO A  ROMANORO

 

 

                 di LEO TURRINI 

 

Chi viene da Romanoro sa che la parola 'Maggio' non sta semplicemente ad indicare uno dei dodici mesi dell'anno. No: il 'Maggio', per la gente di Romanoro, per i nonni come per i nipoti, rappresenta un punto di riferimento a metà strada tra cultura e spettacolo, tradizione ed emozione 'dal vivo'.
Sin dalla fine dell'Ottocento, il 'Maggio' era conosciuto e amato dal piccolo popolo di Romanoro. Al 1905 è datata la prima 'esibizione' ufficialmente documentata: e però si ha ragione di ritenere che l'originale...show abbia avuto i suoi estimatori in zona già quando Napoleone III era l'Imperatore dei francesi, cioè ben prima del 1870.
'Maggio' , per chi si ostinasse a non saperlo, è quel canto, in quartine, proposto da artisti improvvisati che si accontentano del semplicissimo accompagnamento musicale di un violino e di una fisarmonica.

'Maggio' era ed è la versione 'umile' della grande letteratura romanzesca: non a caso le 'opere' che vengono proposte al pubblico si richiamano a vicende epiche, alla guerra di Troia piuttosto che ai tempi delle Crociate. Il 'Maggio' era una forma di cultura umile e però esaltante, non umiliante: in una Italia al novanta per cento analfabeta, il canto in rima dei contadini si trasformava in una sorta di corso accelerato di istruzione.
Sono i miracoli della Storia, scritta con la maiuscola: nel primo decennio del Novecento, proprio grazie al Maggio, i bambini di Romanoro avevano conoscenze nemmeno sfiorate dai loro coetanei di Milano o di Roma!

Ma in questa sede non approfondiremo la genesi e lo sviluppo del Maggio: sarebbe un viaggio attraverso il tempo, affascinante e comunque laborioso.

Magari ce ne occuperemo la prossima volta.
Qui e ora, conviene invece raccontare del rapporto (incredibile, ma vero: e non è una rubrica della Settimana Enigmistica!) tra i maggiarini di Romanoro e il grande cinema made in Hollywood. Non è uno scherzo, badate.
Bernardo Bertolucci è uno dei più famosi cineasti europei. Nel 1972 conquistò la clamorosa notorietà con una pellicola che suscitò scandalo in un'epoca ancora segnata dal perbenismo: 'Ultimo tango a Parigi', strepitosamente interpretato dal mitico Marlon Brando, battè tutti i record di incasso e si 'meritò' addirittura la...soppressione per oltraggio al comune senso
del pudore. Almeno così stabilì, in Italia, la Corte di Cassazione, con una sentenza poi annullata con quasi vent'anni di ritardo.
Ma andiamo con ordine. Il successo e le polemiche di 'Ultimo tango' avevano alimentato una fortissima curiosità attorno al nuovo progetto di Bertolucci.
Il regista, di origini parmigiane, stava preparando un film sulla storia d'Italia nella prima metà del Novecento: era sua intenzione descrivere un pezzo del Bel Paese attraverso i complicati rapporti tra una famiglia di proprietari terrieri e una famiglia di contadini.
E qui passo a narrare in prima persona, perchè la memoria diventa personale.
Uno strano giorno del 1974, a fine inverno, arriva una telefonata a casa di mio padre. Tranquillo Turrini, figlio di Noè e Pia, nativo del Roncadello ma cresciuto ai Boschi, dunque romanorense doc, ha cantato maggio per una vita. Non solo: ha anche scritto maggio. Anzi, maggi: cinque opere, tra la fine degli anni Quaranta e il 1988. Opere che, lasciatelo dire ad un figlio devoto, hanno riscosso un buon successo: infatti, già negli anni Sessanta, alcuni editori di pubblicazioni dedicate alla 'cultura alternativa' avevano speso pagine per parlare di papà e dei suoi testi 'in quartine'.
Insomma, la faccio breve. Bernardo Bertolucci voleva ambientare il suo film nell'Emilia rurale di inizio Novecento. Aveva consultato una sterminata biblioteca e si era imbattuto proprio in 'quelle' pagine: le pagine sul maggio di Tranquillo. E aveva deciso di contattarlo.
Allora, non esisteva Internet e non esistevano i telefonini. Una persona, o la trovavi al numero di casa o buonanotte. Bertolucci non si scoraggiò: si mise in contattoi con mio padre e...si fece invitare a pranzo nella nostra casa di Sassuolo.
Stava per cominciare una incredibile avventura, che ha portato i maggiarini di Romanoro sul grande schermo in ogni angolo della terra. Papà e i suoi amici sono stati addirittura 'doppiati' in giapponese, in turco, in russo.....

 

 SECONDA PARTE

 

Se non ricordo male (chiedo scusa per il ritardo, ma sto sempre in giro per il mondo, comprese gite a Romanoro per piantare i fagioli di famiglia!), il mio racconto sul rapporto tra il grande cinema e il nostro spicchio di terra era arrivato fino al momento in cui Bernardo Bertolucci si fece vivo con mio padre Tranquillo.


Il grande regista era incuriosito dalle forme di espressione della cultura popolar3e nell’Italia povera e contadina della prima metà del Novecento.
Aveva trovato in qualche libro tracce del Maggio di Romanoro: si parlava, appunto, di Tranquillo Turrini e delle sue quattro opere, che erano state rappresentate con grande successo dal 1947 in poi. I titoli dei Maggi di papà erano semplici e rimandavano alla tradizione delle avventure cavalleresche:
La vendetta di Amoriano, I fratelli ammutinati, Roberta e Rosalba,
Bentlei, principe di Baviera.
Ora, dovete sapere che nel 1874, anno in cui squillò il telefono di papà,
Bernardo Bertolucci era all’apice della fama mondiale. Il suo film Ultimo tango a Parigi, interpretato dal leggendario Marlon Brando, aveva suscitato un enorme scandalo. In Italia il film era stato sottoposto a ripetuti sequestri: nel clima ancora un po bigotto della provincia nostrana, proprio a Sassuolo non venne mai proiettato, causa opposizione dell’arciprete, un monsignore
molto pio. Papà, per farsene un’idea, andò a vedere Ultimo Tango di nascosto, in un paesino vicino a Sassuolo, dove la censura non allungava i suoi tentacoli.

 

In breve: Bertolucci chiama e chiede un appuntamento. Evento clamoroso, anche per il diretto interessato, cioè mio padre: che mai e poi mai aveva osato immaignare che le sue quartine e le sue ottave potessero destare l’interesse di un re del cinema.
Invece era proprio così. Bertolucci, un giovane signore di radici parmigiane, voleva assolutamente inserire nel suo nuovo film Novecento, un personaggio particolare: un contadino della montagna emiliana. Nella trama dell?opera, il contadino in questione si chiama Cornelio e doveva rappresentare un tentativo
di emancipazione popolare da parte di un ceto sociale tradizionalmente ostile al nuovo. Il tutto inserito nel contesto del turbolento epilogo della Seconda Guerra Mondiale: Cornelio entra in scena, infatti, nei giorni dell?insurrezione, l’aprile del 1945, quando il regime fascista viene definitivamente travolto.
Bene. Cioè, male.

Nel senso che papà è sempre stato orgogliosamente democristiano (meglio ancora: degasperiano) e la sua lettura dei fatti del 1945 era molto diversa da quella che ne dava Bertolucci. Il quale Bertolucci, applicando una visione manichea molto schematica, immaginava l’Italia del 1945 tagliandola con l’accetta: i ross erano tutti buoni, gli altri, senza essere stati
necessariamente complici del fascimo, buoni non erano.
Ma che importa.  Si sta parlando di un’opera d’arte, cioè di un film.

 Ergo, le logiche da comizio contrapposto lasciano spazio ad una collaborazione meravigliosa, destinata a sfociare in qualcosa che rimane, nella memoria collettiva di Romanoro e non solo.


Infatti Bertolucci chiede a papà di raccogliere un gruppo di gente del posto al fine di impiegarli nel film come comparse: saranno gli amici di Cornelio nella finzione cinematografica. Inoltre il regista chiede siano realizzate tre quartine da Maggio da inserire nella pellicola.
L’operazione è affascinante, nonché suggestiva. Il regista si reca a Romanoro e va a pranzo al ristorante del Cantiere.

Osserva e scruta le facce degli insoliti attori. Ah, se all’epoca fossero esistiete le videocamere o i telefoni cellulari con macchina fotografica incorporata: avremmo allora una testimonianza diretta di un pomeriggio indimenticabile.


Indimenticabile fu anche il resto. Ad ottobre del 1974 iniziano le riprese sul set. La location principale è nelle vicinanze di Zibello, in una fattoria agricola, nel cuore della campagna parmigiana.

 Con papà partono alcuni suoi parenti (i suo fratelli Pellegrino, Tadei e Termino, mio zio ivo Pozzi, mio cugino Viviano, eccetera) e altri romanorensi doc, molti dei quali ovviamente originari della borgata dei Boschi, come Wilmo Schenetti.

Del gruppo fanno parte anche alcuni maggiarini della compagnia di Costabona, il polo reggiano del nostro canto popolare.
Una volta io (che avevo quattordici anni) ho accompagnato mio padre sul set. E’ stata una giornata magica.

 Avete presente Robert De Niro? Era lì.
E Gerard Depardieu? C?era anche lui. E Burt Lancaster? Idem. E Romolo Valli? Pure. E Donald Sutherland? Anche lui. Infatti Novecento aveva un cast eccezionale: in pratica, i migliori attori del pianeta avevano accettato di recitare per Bertolucci. Con loro e fra loro, c’erano pure i maggiarini di Romanoro!
I nostri attori furono impegnati nella lavorazione del film per quasi
tre mesi.

Venivano pagati bene, dato che l?insolità attività li sottraeva alle normali occupazioni per intere settimane. Erano sottoposti quotidianamente alle sessioni di trucco, vestivano gli abiti dell’epoca cinematografica (cioè metà anni Quaranta) e per i più anziani il film fu anche un tuffo nel passato, un ritorno alla giovinezza.
Ricordo benissimo le prove generali: si fecero a Fidenza, una domenica di fine settembre del 1974.

 Tutti i romanorensi vennero esaminati con cura dagli addetti al cast: dovevano infatti essere prese le misure per i vestiti, studiate le luci per le inquadrature, eccetera.

Alla complessa operazione assistette il grande scrittore Mario Soldati (quello dei Racconti del maresciallo):
Soldati era molto amico di Bertolucci, suo figlio faceva da aiuto regista nel film e inoltre sempre il figlio era il fidanzato di Stefania Sandrelli, protagonista femminile di Novecento assieme alla francese Dominque Sanda.
Sul set, i nostri eroi furono bravissimi. Papà non era soltanto una comparsa: recitando il ruolo di Cornelio, aveva parecchie battute da interpretare.
E francamente lo fece con una disinvoltura che mi lascia ancora oggi sbalordito: insomma, avevamo un artista in famiglia e non ce ne eravamo accorti!
Quanto al Maggio vero e proprio, le tre quartine composte per il film da mio padre sono interamente riproposte nella versione originale del fil, quella che è disponibile in videocassetta e nei dvd.

 Viceversa il film che fu proiettato nelle sale (uscì a novembre del 1976, dopo che i nostri attori erano stati pure a Roma, per partecipare al doppiaggio:

Bertolucci volle nel film esattamente le loro voci, non accettò che fossero sostituite da professionisti del sonoro) ne è rimasta una: questo perché Novecento è un kolossal lunghissimo, dura più di sei ore e fu presentato nelle sale in due parti.

Novecento atto 1 ci riguarda poco, perché la gente di Romanoro diventa protagonista nel finale di Novecento atto 2.
La quartina che appare in tutte le versioni del film è questa:

 <Dopo sì lungo conflitto/ Nasce un’era per la storia/ Contadini avrem vittoria/ E il padron sarà sconfitto>.

 La canta, sotto un cielo coperto da una gigantesca bandiera rossa, mio zio Termino: che nel Maggio tradizionale interpretava sempre la parte del cattivo, perché aveva una bella voce roca, molto aggressiva.
Purtroppo ci ha lasciati troppo presto, nella seconda metà degli anni Ottanta.
Nelle versioni in cassetta e dvd, canta una quartina pure papà. E’ questa:
<Non far caso o contadino/ se tal canto non ti è noto/ Benchè il maggio
sia remoto/ Usa sol nel mio Appennino>.

 Ha un senso, il testo, nell’insieme della storia: perché la guerra è appena finita, i contadini della pianura hanno accolto i montanari cacciati dai nazisti e la quartina è il saluto che, nel momento della festa, Cornelio rivolge a chi ha dato loro ospitalità.
<Novecento, alla sua uscita nelle sale, scatenò enormi discussioni: perché, nella sua grandezza (probabilmente è l?ultima opera cinematografica prodotta in Italia ad avere un grande respiro internazionale e a proporre al mondo una vicenda non minimalista, ma globale, delle controverse faccende nostrane,
tra fascismo, comunismo e democrazia) si prestava a polemiche di stampo politico, polemiche inevitabilmente destinate ad oscurare il valore artistico, indiscutibile, della pellicola.
Ma tutto questo, alla gente di Romanoro, giustamente non importava.

 Loro c’erano e c’era pure il Maggio.

 Ancora oggi mi capita, in giro per il mondo, di vedere il film su qualche tv: ho provato l’emozione di sentire mio padre parlare in finlandese o in tedesco, in quanto doppiato nella lingua locale.
Però il Maggio rimane com’è: in ogni angolo del pianeta, chi vede il film ascolta le quartine nella versione e nella interpretazione originale.
Questa storia, incredibile ma vera, ha avuto un doppio seguito (un sequel, diremmo oggi). Nel 1979 Rai Tre venne a Romanoro per realizzare un documentario sul Maggio;: ne fu autore Giovanni Soldati, il figlio di Mario.

 E nel 1982 uno dei produttori di Novecento si rivolse a papà e ai suoi amici per averne le voci: li chiamò a doppiare Verdi, sceneggiato realizzato per Rai 1 e dedicato al grande compositore parmigiano.

Fra il papà dell’Aida e il Maggio,  c’era più di un punto di contatto.

Se a Tedy piacerà, racconterò anche di questo, prossimamente.

 

                 

 

 

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Tuesday the 15th of December 2009

02:04:37 PM

Urban Kibbutz / an experiment in social organization based on complete equality and shared responsability

IPOTESI PROGETTUALE PER UNA CITTA’ COMUNITARIA SUL MODELLO SOCIO-ECONOMICO DEL KIBBUTZ

L’Architettura

Cronache e storia numero 224 giugno 1974

By leana Faidutti, Tedy Mazzola, Shlomo Eliash

 

This essay begins with a stary of the Israely Kibbutz : a pioneering drive to bring life to desert lands, an experiment in social organization based on complete equality and shared responsibility, an articulated and planned nucleus of human settlement.

The first Jewish farmers worked in Paletine as early 1882.

Towards the beginning of this century a start was made, with the Degania Kibbutz on Lake Tiberiades, on the collective management of farms.

After a crisis around 1920, the movement had a great development between 1920 and 1936 : farming was associated with handicraft and small industries.

By 1948 the Kibbutz numbered 115 and by 1957, 225; the increase was then steady, despite the conflicts with the Arabs.

The members donate their property to the Kibbutz, administrative jobs are unpaid, the education of children is largely collective.

The second part of the article reviews the problem of territorial planning, which must now be faced and concludes with a real << design proposal >>.

In the framework of the general development plan, an expansion concentrated along a service axis is recommended, for the establishment of an ‘’urban Kibbutz ‘’ now appears a mature development.

Consideration is given to making more room for industry then in the past.

Some possible models are envisaged, choosing that in which residence and agricultural, industrial and service activities merge into a more complex scheme which ensures the maximum virtualities of interchange between operations and between citizens.

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