DA GERUSALEMME A ROMANORO / FROM
Spero che questo diario possa aiutare la nostra piccola comunita' dispersa a tornare unita nonostante le distanze, e forse anche ad aquistare nuovi amici.
Romanoro, antica ‘’Armanorium’’,toponimo di derivazione Longobarda,ha origine da un antico insediamento di Arimanni, ovvero soldati-sciamani longobardi. Nel dialetto locale e’ tuttora chiamata Armanur.
Rivolgo un ringraziamento particolare a mio cugino Claudio Rinaldi che mi ha aiutata fin da bambina a conoscere ed amare questo posto unico al mondo.
Cara Tedy, che belle immagini di fratellanza tra la cammelluta,asiatica Gerusalemme,e la nicchia longobarda. Molti accoglieranno il tuo invito, la Terra dopo tutto è piccola piccola.ciao, Grazia Marchiano'.
Nel sito http://www.theodolinda.braveDiary.com/ si trovano consigli articoli e ricette per aiutare a vivere meglio in questo mondo nevrotico.
SCIAMANI ( appunti di Tedy)
In una Antica lingua siberiana il termine sciamano significa “ Colui che vede nell’oscurita’ “.
Egli rappresenta un ponte tra i regni celesti e l’esperienza umana, tra il regno della natura e il genere umano.
1 Fin dai tempi piu’ remoti in tutte le comunita’ esistono persone alle quali vengono attribuiti particolari poteri che permettono loro di controllare il normale corso delle forze naturali e le leggi che le provocano.
Lo sciamano e’ allo stesso tempo sacerdote,profeta.indovino,consigliere,artista e medico. Egli esercita i suoi poteri grazie alla capacita’ di mettersi in contatto diretto con il sapere universale. L’Universo dello shamano comprende due regni, quello materiale, percepibile con i sensi, e quello spirituale raggiungibile con altri mezzi che non sono a disposizione di tutti.
Tutti i tipi di shamanismo sono basati su stati di coscienza alterati, ma anche istituzionalizzati, vale a dire accettati dal gruppo o dalla tribu’ come fenomeni naturali che hanno uno scopo e un uso ben preciso e di utilita’ per tutto il gruppo, contrariamente a quello che succede nella nostra societa’ moderna, dove ogni atteggiamento che non segue regole ben definite e prestabilite viene condannato e l’individuo considerato diverso e’ costretto a vivere ai margini della societa’,non puo’ partecipare alla vita della collettivita’ essendo considerato un inutile. Il sistema nervoso che produce gli stati di coscienza e’ universale in tutti gli esseri umani, cosi’ poiche’ possediamo un sistema nervoso che funziona allo stesso modo, abbiamo anche la stessa capacita’ di sperimentare allucinazioni visive, olfattive, gustative, ambientali e somatiche strutturate in modo simile, l’unica differenza puo’ verificarsi nell’interpretazione dal momento che e’ legata a fattori culturali e storici.
Lo shamano non e’ un dio personificato come lo e’ stato in alcune epoche e presso certe civilta’ il divino re, il faraone o l’imperatore; egli e’ un semplice mezzo di comunicazione con il mondo spirituale.
Lo shamano ha il dono di poter accedere direttamente, senza intermediari, a un’altra dimensione. Con l’espressione “un’altra dimensione” si intende il mondo invisibile della fantasia, il luogo misterioso nel quale spariscono i morti e dove si trovano i non ancora nati, il luogo cioe’ dove si trova tutto cio’ che si pensa,che si immagina, che si vede con la fantasia ma che non e’ tangibile fisicamente.
In alcuni casi l’ufficio shamanico e’ ereditario,ma per tutti la condizione essenziale e’ il dono supernaturale della chiaroveggenza.
Quando esiste la predisposizione per diventare shamano, che di solito e’ anch’essa ereditaria, i segni di questa dote supernormale sono gia’ evidenti durante l’infanzia.
I sintomi piu’ comuni sono una eccitabilita’ eccessiva, tendenza precoce alla depressione, carattere introverso, amore per la solitudine e temperamento particolarmente nervoso. Alcuni shamani possono soffrire di epilessia, schizofrenia, emicrania e tante altre condizioni patologiche.
L’individuo deve dimostrare di essere in contatto con gli spiriti, o almeno di poterlo fare. Alcune societa’ primitive, sia ancora esistenti sia del passato piu’ remoto, hanno ed hanno avuto molti shamani spesso politicamente potenti.
Generalmente lo shamano non lo diventa per volonta’ propria ma e’ obbligato dalla comunita’, l’individuo predestinato viene istruito al suo compito da un vecchio shamano.
Oltre all’educazione teorica e’ necessario anche un addestramento fisico.
L’alimentazione e’ molto importante poiche’ le funzioni neurologiche sono influenzate dai cambiamenti subiti dalla sintesi dei neurotrasmettitori, modificazioni indotte precisamente dalla dieta; una dieta equilibrata a base soprattutto di cereali,verdura e frutta, incrementa la ricettivita’ di ogni individuo riguardo ad esperienze di carattere spirituale. Il futuro shamano deve anche imparare
a suonare gli strumenti sacri,a cantare in modo appropriato e a danzare le danze cerimoniali.
L’iniziazione e’ costituita da un addestramento molto lungo.
La prima e piu’ importante disciplina che il prescelto deve imparare e’ l’autocontrollo, poiche’ e’ fondamentale poter essere sempre in grado di controllare la situazione in cui ci si trova anche in uno stato di coscienza alterato; l’esercizio delle abilita’ psichiche puo’ avvenire solo se la mente razionale rimane in grado di controllare la parte irrazionale della personalita’usandone il potenziale senza correre il pericolo di esserne assorbita in una via di non ritorno che puo’ portare solo alla pazzia, perdendo ogni contatto con il mondo della realta’ materiale.
La funzione piu’ importante dello shamano e’ quella di rivelare il pensiero degli spiriti.
Le diverse dottrine religiose dell’antichita’ hanno popolato gli spazi eterei con creature impalpabili: i nostri antenati non tracciavano un netto confine tra il mondo degli esseri immateriali, invisibili, spirituali e il mondo della realta’ tangibile, le due dimensioni erano un tutt’uno inseparabile; ed e’ dal mondo degli esseri eterei che esce lo spirito guida il quale accompagna ogni creatura dalla nascita alla morte.
Non si puo’ fare nessuna distinzione tra le azioni dello shamano, quelle del suo spirito guida e i suoi sogni, essi funzionano sempre insieme.
Lo spirito guida e’ una figura che rappresenta una persona piu’ completa rispetto all’uomo comune,con poteri e conoscenze infinitamente maggiori; questa entita’ personifica il potenziale che esiste latente nel nucleo centrale dell’intera psyche.
La pratica delle visioni dello shamano e’ la tradizione piu’ antica conosciuta dall’uomo ed e’ basata su un abbassamento del livello di coscenza che permette l’accesso a quella che e’ stata definita dagli antropologi e dagli studiosi di civilta’ primitive la ‘Conoscenza Universale’, alla quale gli scamani accedono per rispondere alle domande riguardanti la salute, la sopravvivenza, il risolvere problemi che sembrano insormontabili e di celebrare riti atti a proteggere e guarire, nonche’ per mettersi in contatto con il mondo spirituale. Questo contatto si verifica attraverso i sogni o lo stato ipnotico detto trance, caratterizzato da una perdita piu’ o meno completa della coscenza.
Le tecniche usate dagli shamani nascono da un processo di conoscenze che hanno origine dallo studio della natura, dall’osservazione scientifica e dalle emozioni.
Questo processo di accumulo di sapere deve certamente aver avuto un lungo processo di gestazione, ed e’ nato dalla curiosita’ di sfondare le porte del mondo misterioso nelle cui fauci sparivano misteriosamente le persone care.
Non esiste una netta separazione fra vivi e defunti, proprio come manca una la distinzione fra i sogni e le allucinazioni e la realta’. La sopravvivenza dei morti e i loro continui rapporti con i viventi sono considerati evidenti dal momento che continuano ad esistere nella memoria, nei sogni e nella mente di chi li ha conosciuti.
L’uomo e’ sempre stato estremamente conservativo nel suo comportamento verso la morte e i morti, per cui si puo’ supporre che il culto dei morti non abbia subito radicali modifiche attraverso i secoli.
La mente primitiva non e’ in grado di astrarsi dalla realta’ percepibile, percio’ non puo’ concepire l’idea della sopravvivenza dopo la morte senza materializzare il concetto dell’immortalita’ dell’anima; nasce cosi’ la possibilita’ fantastica del passaggio dello spirito dal corpo del defunto a quello di un’altra entita’ concreta, che puo’ essere un altro corpo umano, un animale, uno spirito o un dio.
La morte viene interpretata come una continuazione dell’esistenza, da qui l’intuizione di conservare i corpi in una sepoltura eterna.
60.000 anni orsono o forse piu’,l’uomo del Neanderthal ha lasciato dietro di se’ le prime tracce di un comportamento che comprende dei rituali : contrariamente ai suoi predecessori inizia a seppellire i morti. Egli dispone i corpi in una posizione rannicchiata che ricorda quella fetale e li dipinge con ocra rossa. Vengono poste accanto a lui anche offerte funerarie come piante, semi, fiori, cibi, animali e utensili di pietra.
Questi riti durano lungo tutto il periodo del Paleolitico Superiore e oltre – 42.000, 12.000 anni orsono -.
La tomba stessa e’ l’ utero della terra, o meglio, l’utero cosmico, dal quale i defunti rinasceranno. ( Neuman ).
Lo shamanismo consiste di tecniche rituali molto complesse basate fondamentalmente su un sistema simbolico ricco e complesso, rivolto a rispecchiare l’idea di cosa e’ l’universo.
I simboli sono l’unione tra l’uomo e il Cosmo. Immagini tratte dal mondo materiale sono usate per spiegare concetti che non hanno una forma concreta. Le forme del mondo ambientale sono percepite e interpretate. I mezzi per materializzare i simboli sono: la pittura, la scultura, l’architettura, la poesia, la musica e la recitazione. I simboli descrivono pittoricamente e vividamente tutto cio’ che preoccupa gli uomini: il loro essere piu’ profondo e la relazione con l’Universo che esiste intorno a loro ( Yung ). Il simbolo e’ un’espressione delle esperienze piu’ profonde: emozioni, intuizioni, sensazioni e pensieri. Il simbolo e’ soggettivo e lavora dall’interno.
Il mondo del simbolo fa da ponte tra l’inconscio personale , l’inconscio collettivo e la coscenza.
Il simbolo media il passaggio dell’energia psichica dall’inconscio alla coscenza, in modo che essa possa venir applicata e volta cosi’ a fini pratici ( Yung ).
Yung descrive il simbolo come una macchina psicologica che trasforma energia.
Qualsiasi cosa puo’ assumere un significato simbolico. L’intero Cosmo e’ un simbolo potenziale.
Il cervello costruisce da stimoli sensoriali la sua versione illusoria del mondo esteriore, dando vita alla possibilita’ di creare sentieri associativi.
L’idea di base e’ che l’universo e’ uno, che nessuna delle sue parti funziona separatamente; tutto cio’ che esiste e’ l’espressione di un’unita’ invisibile che sussiste dietro ogni fenomeno, compreso l’uomo, la cui essenza e anima sono una copia in miniatura del piu’ esteso universo, rappresenta cioe’ un microcosmo del macrocosmo.
Il tentativo di capire le leggi che regolano l’universo e’ piu’ importante del concetto di religione. Durante il periodo del Paleolitico Superiore, vale a dire circa 45.000 anni fa, tutte le attivita’ sociali, economiche, religiose, e persino la vita di ogni giorno, sono vissute e si svolgono interagendo costantemente con i fenomeni naturali. Le fasi della luna, le eclissi del sole, le piogge e i venti e cosi’ via regolano la vita quotidiana e le sue attivita’ in un modo e con un’intensita’ sconosciute all’uomo moderno. L’uomo e’ parte indivisibile dell’universo e per lui l’umano e il non umano sono uguali per cui applica le norme dell’umano al non umano indistintamente. Per esempio se la pioggia non cade e’ perche’ non vuole, non per una ragione metereologica. L’universo dell’uomo moderno razionale e’ fatto di materia morta, priva di vita e volonta’, quello dei nostri antenati e’ ricco di vita, e’ un mondo dove tutto, animato e non, ha una volonta’ propria e caratteristiche individuali. La natura che comprende gli animali, gli astri, gli oggetti, l’uomo stesso, ha messo tutti sullo stesso livello, tutti con una personalita’ ben definita e un’esistenza animata.
Ricerche neurologiche fatte sugli stati alterati di coscenza hanno identificato tipi ben definiti di immagini mentali e la sequenza in cui avvengono. Questi stati di coscienza alterati possono essere indotti ingerendo droghe psicotropiche,con suoni o ritmi particolari, in stato meditativo, attraverso la deprivazione sensoriale, provocando dolore, o con iperventilazione.
Le cosiddette tecniche autogene si servono della visualizzazione e dell’immaginazione per sviluppare la capacita’ di controllare volontariamente il comportamento conscio:
prima di tutto e’ necessario imparare a controllare le funzioni fisiche, poi le funzioni mentali attraverso la meditazione e la visualizzazione.
La meditazione e’ lo stato piu’ idoneo per mettere in contatto conscio e inconscio, e’ anche lo stato in cui molti sensitivi percepiscono i fenomeni parapsicologici.
L’ipnosi ha lo stesso effetto del trance, cioe’ esiste l’arresa di una volonta’ a favore di un’altra.
Nella prima e piu’ superficiale fase di alterazione si possono percepire forme geometriche che come punti, quadrettature, zig zag, curve a forma di catene e linee serpeggianti. Queste percezioni guizzano, scintillano, si espandono, si contraggono, si combinano l’una con l’altra e il fenomeno avviene indipendentemente dalla luce che proviene da una fonte esterna.
Infatti possono essere sperimentati anche con gli occhi chiusi.
Ogni essere umano ha la possibilita’ di provare queste esperienze allo stesso modo e con le stesse forme.
Entrando in uno stato alterato piu’ profondo si entra in una seconda fase nella quale l’individuo cerca di dare un significato a queste immagini vedendole come oggetti a lui famigliari o con una particolare importanza.
Questa seconda fase e’ strettamente legata alla formazione culturale dell’individuo.
La terza fase, ancora piu’ profonda, e’ caratterizzata dall’entrata in un vortice o in una galleria. A questo punto le forme geometriche sono periferiche o combinate a immagini iconiche di animali, persone, mostri e situazioni ad alta carica emotiva.
Gli animali, le persone e gli oggetti visti in questa fase sono spesso distorti e deformati in vari modi. E’ in questa fase finale che l’individuo spesso si sente trasformato in un animale e passa attraverso altre trasformazioni esaltanti o spaventose.(Siegel e Jarvik 1975:105).
Durante la sua lunga storia attraverso i secoli, lo shamanismo ha tentato di rivelare l’enigma sulle origini del cosmo, della terra, dell’uomo, degli animali e della natura: ha tentato, come hanno fatto in seguito tutte le religioni alle quali ha dato le radici,di illuminarci sul significato della vita e della morte.
Lo shamanismo organizza l’universo in un ordine che cerca di avere un senso,un significato.
Consapevolezza e sensibilita’ consentono all’individuo di afferrare realta’ sconosciute vivendole di persona,permettendogli in tal modo di penetrare nei misteri dell’universo e usare le sue forze.
Il mondo circostante viene osservato e studiato; gli animali, le piante, i movimenti dei corpi celesti e le caratteristiche dei metalli sono oggetto del massimo interesse.
L’uomo primitivo e’ istintivamente in sintononia con il mondo della magia,che comprende sia a livello individuale che a livello collettivo, e che vive unitamente alle leggi della natura della quale questo mondo magico e’ parte indivisibile.
Ogni cosa esistente sulla terra e nell’universo e’ fatta di energia vibrante a frequenze diverse, frequenze che dipendono da modelli strutturali di energia atomica all’interno di atomi e molecole.
Gli shamani iniziano a capire quali sono le proprieta’ curative delle piante alle quali vengono attribuiti poteri divini e diventano sacre.
E’ questo l’inizio della filosofia che osserva e interpreta il mondo circostante dando le basi alla disciplina che studia il valore e la natura della conoscenza e della ricerca scientifica.
Con lo shamanismo, oltre alla medicina, alla religione, alla magia, nasce anche l’arte.
L’arte e’ stata per un lungo periodo solamente una forma di culto.
Arte e magia sono indivisibili, entrambe sono il mezzo che permette all’uomo di unirsi misticamente all’universo e di autoconvincersi dell’esistenza di un’altra dimensione. In tutte le epoche gli uomini hanno desiderato, e tutt’ora desiderano, porre piede sulla soglia di un mondo invisibile ma sempre cosi’ presente.
Non potrebbe esistere nessuna forma di arte se non fosse stata necessaria, nelle sue svariate forme, alla riuscita dei riti sciamanici. Noi vediamo che l’arte in tutte le epoche e’ permeata di magia. L’arte per un lunghissimo periodo della storia dell’umanita’ e’ stata una forma di culto,un’atto di fede, una preghiera. L’arte e’ un tentativo dell’uomo di legarsi indissolvibilmente all’universo assicurandosi cosi’ un posto stabile ed eterno nell’aldila’ attraverso le sue opere.
Alla fine di un rito atto a provocare la perdita di coscenza lo shamano traccia sulla roccia le immagini che conosciamo come arte rupestre.
Queste immagini si trovano all’ingresso di caverne, nel loro interno, sulle pareti esterne di dirupi e persino sotto terra, a molti chilometri di profondita’, nella piu’ completa oscurita’ in vani e passaggi, in luoghi difficili da raggiungere avendo un accesso estremamente difficoltoso. Questo modo di dipingere nell’oscurita’ e’ soprattutto caratteristico del periodo detto Magdaleniano. Spiegare il periodo Magdaleniano.
Le immagini trovate in questi luoghi si riferiscono al mondo degli inferi, sotterraneo(ctonico).
Si nota anche una stretta relazione tra la topografia della caverna e l’immagine, molte volte la forma della roccia diventa la spina dorsale di un animale, una piccola protuberanza puo’ diventare un occhio,ecc., in tal modo la fantasia e il mondo materiale diventano un blocco inseparabile. Un’altra interessante caratteristica di queste immagini e’ che un piccolo cambiamento dell’illuminazione puo’ farle apparire o sparire, oppure cambiando la posizione della testa l’osservatore puo’ vederle e subito dopo non vederle piu’, proprio come spiriti inafferrabili.
Durante il periodo dell’Alto Paleolitico e’ evidente che nei luoghi piu’ bui e nascosti si tenevano i riti per ricevere visioni profetiche.
In questo processo di creazione di visioni nell’oscurita’ la ghiandola Pineale ha un’importanza fondamentale. E’ questa una ghiandola che si trova esattamente al centro del cervello, essa ha generalmente la dimensione della punta dell’unghia del dito mignolo ed e’ a forma di cono. Le sue dimensioni, la forma e la struttura interna possono pero’ variare da individuo a individuo. E’ un organo molto attivo, possiede un flusso sanguigno notevole ed ha il piu’ alto assorbimento di fosforo rispetto al resto del corpo, inoltre necessita iodio quasi quanto la tiroide.
La ghiandola pineale contiene un paio di enzimi che hanno la capacita’ di trasformare la seratonina in alcuni potenti allucinogeni; la serotonina e’ una sostanza che si trova nel cervello e nell’intestino essa viene liberata da certe particolari cellule in modo naturale.
L’attivita’ della ghiandola Pineale e’ regolata dalla luce del sole,essa controlla il metabolismo, il comportamento e le funzioni fisiologiche. Regola la pressione del sangue, la temperatura corporea, il sonno, la crescita, il passaggio del calcio nelle cellule, il sistema riproduttivo, la sintesi del collagene, la produzione dei linfociti,l’attivita’ enzimatica,il metabolismo dei carboidrati, la respirazione cellulare ed
ha un ruolo fondamentale nel processo di invecchiamento e nelle malattie degenerative. Essa produce melatonina, una sostanza la cui quantita’ cambia in proporzione all’intensita’ della luce dell’ambiente. La luce del sole influisce sulla produzione in positivo impedendo gli stati di depressione. Il ritmo del sonno e della veglia possono essere alterati cambiando la quantita’ di melatonina prodotta, nell’oscurita’ si nota un aumento di attivita’ elettrica della ghiandola Pineale. Al buio questa ghiandola produce melatonina con piu’ zelo provocando sogni e visioni poiche’ ha una natura allucinogena. Nell’antichita’ era considerata il sito dell’anima.
La parete rocciosa del luogo dove troviamo arte rupestre e’ il punto dove si trova l’entrata immaginaria attraverso la quale lo shamano pio’ introdursi nel mondo supernaturale, un mondo raggiungibile in uno stato di coscienza alterato; la reazione del sistema nervoso umano in particolari stati di coscienza alterati crea l’illusione di separazione dal corpo.
I disegni tracciati su queste rocce sono la documentazione delle visioni vissute durante
l’avventura spirituale dello shamano.
Lo shamano si serve dei disegni che traccia sulle rupi per non dimenticare la sua esperienza mistica poiche’ la memoria a breve termine diminuisce durante la perdita di coscenza.
Quando la mente e il corpo si rilassano l’attivita’ elettrica del cervello rallenta emanando onde elettriche denominate alpha, queste onde elettriche permettono al cervello di lavorare a un ritmo molto piu’ basso di quelle usate durante un normale stato di veglia che sono chiamate beta.
Ancora piu’ lente delle onde alpha sono le theta,le onde correlate al piacere, agli sbalzi di umore e agli atteggiamenti psicopatici. Le onde alpha sono associate a forme e idee. Le onde beta si riscontrano in stati di tensione e ansieta’ cronica.
Misurando l’attivita’ elettrica del cervello di persone che sono in uno stato meditativo e confrontandole ad altre che cercano mentalmente immagini e suoni, si e’ potuto constatare che i loro cervelli lavoravano sulla lunghezza d’onda delle onde alpha e theta.
C.Yung, il famoso psicologo che ha studiato a lungo i fenomeni paranormali, nel suo trattato nel suo trattato sulla sincronicita’ scrive che per la psiche inconscia lo spazio e il tempo sembrano essere relativi: vale a dire che il sapere si trova in uno spazio-tempo in cui lo spazio non e’ piu’ spazio e il tempo non e’ piu’ tempo; ragion per cui se l’inconscio riesce a sviluppare o mantenere un potenziale in direzione della coscenza, e’ possibile che eventi paralleli siano percepiti o svelati.
La materia e’ come una ragnatela di interrelazioni tra le particelle che la compongono. Una particella come ad esempio un elettrone diventa tale solamente se e’ in relazione con altre particelle. Per esistere le cose devono interagire le une con le altre, come per esempio gli elettroni nella corrente elettrica.
Ogni nostra azione ha influenza su tutto cio’ che esiste nell’universo, cosi’ come tutto cio’ che succede nell’universo ci condiziona.
Per la mente primitiva la sincronicita’ e’ un fatto comune ed evidente perche’ tutto e’ causato e guidato da influenze magiche, non e’ un’idea per se stessa, ma e’ vista come una casualita’ provocata da forze invisibili.
Recenti studi sul funzionamento della memoria hanno portato alla luce la scoperta che durante lo stato di trance e nella fase del sonno detto R.E.M., il periodo del sonno durante il quale si sogna che puo’ durare da alcuni minuti fino a mezz’ora, i livelli di seratonina e di norepinephrine che sono i neurotrasmettitori richiesti per fissare i ricordi, diminuiscono, questa e’ la ragione per cui molte persone non ricordano i sogni fatti in questo stadio del sonno proprio come gli shamani e i medium non ricordano le visioni avute.
L’arte rupestre non ha mai avuto lo scopo di arte per arte, lo shamano ha creato l’arte come parte del rituale rivolto ad aquisire e manipolare il potere.
Lo scopo dei disegni rupestri era quello di essere usati dai viventi; per esempio su una roccia detta Roccia Madre, lo shamano disegnava le visioni avute durante una cerimonia dedicata al culto della fertilita’ allo scopo di far uscire dalla roccia il potere fertilizzante ivi rinchiuso, assicurando cosi’ una gravidanza certa e la nascita di molti figli.
Le prime tracce di un comportamento rituale risalgono,come abbiamo gia’ detto, a 60000 anni orsono e appartengono all’uomo di Neanderthal.
La capacita’ del sistema nervoso umano di entrare in stati di alterazione e produrre allucinazioni e’ antichissima e diffusa in tutto il mondo. Questa caratteristica umana viene usata in determinati riti indirizzati a superare la barriera esistente tra il mondo materiale e quello invisibile.
Egli inizia a seppellire i morti con rituali ben precisi, li dipinge di rosso e li mette in posizione rannicchiata, offrendo loro doni funerari che venivano posti vicino al morto: semi, piante, fiori, cibo, animali e pietre.
L’uomo del Neanderthal Europeo ha sviluppato un senso mistico ben definito, accompagnato da rituali legati al “Culto Dell’Orsa delle Caverne”, soprattutto nell’Europa Centrale.
Lo shamanismo e’ nato contemporaneamente al culto della Dea Madre, che coincide al culto dell’Orsa delle Caverne; lo dimostra il fatto che nel culto dell’Orsa delle Caverne venivano rappresentantiti la Dea. Figurine considerate magiche sono comunemente usate nel rituale funebre, questo simbolismo trova espressione sia nei ritrovamenti archeologici che in quelli artistici, nonche’ nella ricerca antropologica.
La mente primitiva non e’ in grado di segnare un netto confine tra il simbolo, la persona o l’oggetto simbolizzato, per questa ragione agire sull’uno produce un corrispondente effetto sull’altro.
Il modo naturale di pensare della societa’ primitiva e’ simbolico. La mente primitiva funziona attraverso i sentimenti piuttosto che il ragionamento.
L’identificazione dello stregone con l’anima del morto si giustifica col fatto che tra le sue funzioni vi e’ quella di guidare l’anima del defunto alla sua dimora finale, e per poterlo fare deve staccare l’anima dal corpo.
L’uomo preistorico non accetta la morte ed e’ convinto che questa non e’ un evento naturale inevitabile e irriversibile, ma al contrario sia un incidente straordinario che determinati riti possono evitare. Durante la preistoria le immagini di morte non adombrano quelle di vita; esse sono sempre affiancate a simboli di rigenerazione.
Il primo impatto con il supernaturale conosciuto in archeologia e’ legato al culto dei morti e al rifornimento di cibo.
Su tutto il globo terrestre 50000 anni orsono si sviluppa un’efflorescenza di arte umana, pittura, canto, musica, danza e riti sotto l’effetto di un’esplosione simbolica; quello che meraviglia non e’ la metamorfosi dei simboli durata millenni, ma piuttosto la loro perdurevolezza dall’epoca Paleolitica in poi.
Ogni cosa e’ rappresentata da simboli e ogni oggetto ha un significato simbolico.
Storicamente il simbolo ha portato l’uomo primitivo allo sviluppo della coscenza, all’adattamento alla realta’ e alla scoperta del mondo oggettivo. Le forme del mondo ambientale sono percepite ed interpretate. L’intero Cosmo e’ un simbolo potenziale.
Le caverne sono considerate le entrate del mondo supernaturale e gli spiriti guida i creatori dell’arte, essi possono entrare e uscire attraverso spaccature nella roccia; per questa ragione ai rettili sono attribuiti poteri magici e sono aiutanti e ispiratori inseparabili degli ahamani.
Fra tutti i pittogrammi ricorrenti nell’arte rupestre, il piu’ diffuso e’ quello denominato l’Orante, esso rappresenta un individuo con le braccia alzate verso il cielo. In quasi tutte le tradizioni questa posizione simboleggia la realizzazione del desiderio piu’ universale dell’uomo: la conquista dell’immortalita’.
Questa figura nelle tradizioni piu’ arcaiche ha un significato magico.
L’individuo nel sistema magico si appropria dei poteri divini.
Ogni pratica magica deriva dalla convinzione che gli effetti naturali dipendono in larga misura dalle azioni degli uomini.
Incisioni rupestri di figure acefale designano esseri umani investiti di poteri superiori.
L’orante acefalo puo’ rappresentare uno stregone, oppure l’anima di un individuo, essendo lo spirito dell’individuo immortale.
Nei riti shamanici la decapitazione simulata e’ una delle prove iniziatiche piu’ diffuse.
Il segno dell’ipsilon maiuscolo Y e’ l’immagine schematica di un individuo con le braccia alzate. Braccia alzate e immortalita’ e’ un binomio inscindibile ed e’ diffuso in numerosissime culture.
Neuman attribuisce alla posizione delle braccia alzate un significato magico.
Assumendo questa posizione l’individuo si trasforma in un mediatore tra la terra e il cielo, infatti i suoi piedi toccano terra e le sue braccia il cielo.
Anche in Estremo Oriente, negli ideogrammi Cinesi e Giapponesi che ripropongono la forma delle braccia alzate troviamo gli stessi valori allegorici del geroglifico con l’individuo seduto con le braccia alzate Kha, che entra nella composizione di parole come adorazione,venerazione, supplica o quello in piedi in vocaboli con significati magici e in parole come essere in alto, essere felice, rallegrarsi. L’essere seduto con le braccia alzate implica una disposizione passiva e ricettiva che implora il favore degli dei.
L’essere in piedi indica un atteggiamento attivo e creatore, una forma mentis magica, attiva, creativa, che si identifica con la divinita’ ed esige gli attributi divini.
Nella societa’ arcaica troviamo un sistema di credo universale, le cui radici si trovano nella tradizione shamanica che e’ il principio organizzativo piu’ antico. La rappresentazione dei miti e delle credenze ha un unico comune modello e costituisce una lingua comune a una vasta area. Si diffonde un sistema di credenze universali nel quale il ruolo assunto dall’umanita’ nella catena naturale diventa man mano meno passivo e piu’ articolato. Questo nuovo modo di capire l’esistenza puo’ essere visto come il primo sistematico tentativo di capire i fenomeni naturali e di cercare di influenzarli e dominarli. Questi ominidi non condividevano una raccolta di credenze, ma una comune fonte di esperienze religiose ed emozionali. Fonte che noi abbiamo ereditato ed alla quale ricorriamo costantemente durante la vita quotidiana senza rendercene conto, ed automaticamente durante l’attivita’ onirica.
Per l’uomo moderno non e’ facile afferrare il significato dei simboli che ci giungono dal passato e che appaiono nei nostri sogni, ma l’inconscio tiene sempre presenti le cose sacre ai nostri avi, e ce le ricorda in ogni opportunita’ quando sembra siano necessarie.( Yung ).
IL MAGGIO A ROMANORO
di LEO TURRINI
Chi viene da Romanoro sa che la parola 'Maggio' non sta semplicemente ad indicare uno dei dodici mesi dell'anno. No: il 'Maggio', per la gente di Romanoro, per i nonni come per i nipoti, rappresenta un punto di riferimento a metà strada tra cultura e spettacolo, tradizione ed emozione 'dal vivo'.
Sin dalla fine dell'Ottocento, il 'Maggio' era conosciuto e amato dal piccolo popolo di Romanoro. Al 1905 è datata la prima 'esibizione' ufficialmente documentata: e però si ha ragione di ritenere che l'originale...show abbia avuto i suoi estimatori in zona già quando Napoleone III era l'Imperatore dei francesi, cioè ben prima del 1870.
'Maggio' , per chi si ostinasse a non saperlo, è quel canto, in quartine, proposto da artisti improvvisati che si accontentano del semplicissimo accompagnamento musicale di un violino e di una fisarmonica.
'Maggio' era ed è la versione 'umile' della grande letteratura romanzesca: non a caso le 'opere' che vengono proposte al pubblico si richiamano a vicende epiche, alla guerra di Troia piuttosto che ai tempi delle Crociate. Il 'Maggio' era una forma di cultura umile e però esaltante, non umiliante: in una Italia al novanta per cento analfabeta, il canto in rima dei contadini si trasformava in una sorta di corso accelerato di istruzione.
Sono i miracoli della Storia, scritta con la maiuscola: nel primo decennio del Novecento, proprio grazie al Maggio, i bambini di Romanoro avevano conoscenze nemmeno sfiorate dai loro coetanei di Milano o di Roma!
Ma in questa sede non approfondiremo la genesi e lo sviluppo del Maggio: sarebbe un viaggio attraverso il tempo, affascinante e comunque laborioso.
Magari ce ne occuperemo la prossima volta.
Qui e ora, conviene invece raccontare del rapporto (incredibile, ma vero: e non è una rubrica della Settimana Enigmistica!) tra i maggiarini di Romanoro e il grande cinema made in Hollywood. Non è uno scherzo, badate.
Bernardo Bertolucci è uno dei più famosi cineasti europei. Nel 1972 conquistò la clamorosa notorietà con una pellicola che suscitò scandalo in un'epoca ancora segnata dal perbenismo: 'Ultimo tango a Parigi', strepitosamente interpretato dal mitico Marlon Brando, battè tutti i record di incasso e si 'meritò' addirittura la...soppressione per oltraggio al comune senso
del pudore. Almeno così stabilì, in Italia, la Corte di Cassazione, con una sentenza poi annullata con quasi vent'anni di ritardo.
Ma andiamo con ordine. Il successo e le polemiche di 'Ultimo tango' avevano alimentato una fortissima curiosità attorno al nuovo progetto di Bertolucci.
Il regista, di origini parmigiane, stava preparando un film sulla storia d'Italia nella prima metà del Novecento: era sua intenzione descrivere un pezzo del Bel Paese attraverso i complicati rapporti tra una famiglia di proprietari terrieri e una famiglia di contadini.
E qui passo a narrare in prima persona, perchè la memoria diventa personale.
Uno strano giorno del 1974, a fine inverno, arriva una telefonata a casa di mio padre. Tranquillo Turrini, figlio di Noè e Pia, nativo del Roncadello ma cresciuto ai Boschi, dunque romanorense doc, ha cantato maggio per una vita. Non solo: ha anche scritto maggio. Anzi, maggi: cinque opere, tra la fine degli anni Quaranta e il 1988. Opere che, lasciatelo dire ad un figlio devoto, hanno riscosso un buon successo: infatti, già negli anni Sessanta, alcuni editori di pubblicazioni dedicate alla 'cultura alternativa' avevano speso pagine per parlare di papà e dei suoi testi 'in quartine'.
Insomma, la faccio breve. Bernardo Bertolucci voleva ambientare il suo film nell'Emilia rurale di inizio Novecento. Aveva consultato una sterminata biblioteca e si era imbattuto proprio in 'quelle' pagine: le pagine sul maggio di Tranquillo. E aveva deciso di contattarlo.
Allora, non esisteva Internet e non esistevano i telefonini. Una persona, o la trovavi al numero di casa o buonanotte. Bertolucci non si scoraggiò: si mise in contattoi con mio padre e...si fece invitare a pranzo nella nostra casa di Sassuolo.
Stava per cominciare una incredibile avventura, che ha portato i maggiarini di Romanoro sul grande schermo in ogni angolo della terra. Papà e i suoi amici sono stati addirittura 'doppiati' in giapponese, in turco, in russo.....
Se non ricordo male (chiedo scusa per il ritardo, ma sto sempre in giro per il mondo, comprese gite a Romanoro per piantare i fagioli di famiglia!), il mio racconto sul rapporto tra il grande cinema e il nostro spicchio di terra era arrivato fino al momento in cui Bernardo Bertolucci si fece vivo con mio padre Tranquillo.
Il grande regista era incuriosito dalle forme di espressione della cultura popolar3e nell’Italia povera e contadina della prima metà del Novecento.
Aveva trovato in qualche libro tracce del Maggio di Romanoro: si parlava, appunto, di Tranquillo Turrini e delle sue quattro opere, che erano state rappresentate con grande successo dal 1947 in poi. I titoli dei Maggi di papà erano semplici e rimandavano alla tradizione delle avventure cavalleresche:
La vendetta di Amoriano, I fratelli ammutinati, Roberta e Rosalba,
Bentlei, principe di Baviera.
Ora, dovete sapere che nel 1874, anno in cui squillò il telefono di papà,
Bernardo Bertolucci era all’apice della fama mondiale. Il suo film Ultimo tango a Parigi, interpretato dal leggendario Marlon Brando, aveva suscitato un enorme scandalo. In Italia il film era stato sottoposto a ripetuti sequestri: nel clima ancora un po bigotto della provincia nostrana, proprio a Sassuolo non venne mai proiettato, causa opposizione dell’arciprete, un monsignore
molto pio. Papà, per farsene un’idea, andò a vedere Ultimo Tango di nascosto, in un paesino vicino a Sassuolo, dove la censura non allungava i suoi tentacoli.
In breve: Bertolucci chiama e chiede un appuntamento. Evento clamoroso, anche per il diretto interessato, cioè mio padre: che mai e poi mai aveva osato immaignare che le sue quartine e le sue ottave potessero destare l’interesse di un re del cinema.
Invece era proprio così. Bertolucci, un giovane signore di radici parmigiane, voleva assolutamente inserire nel suo nuovo film Novecento, un personaggio particolare: un contadino della montagna emiliana. Nella trama dell?opera, il contadino in questione si chiama Cornelio e doveva rappresentare un tentativo
di emancipazione popolare da parte di un ceto sociale tradizionalmente ostile al nuovo. Il tutto inserito nel contesto del turbolento epilogo della Seconda Guerra Mondiale: Cornelio entra in scena, infatti, nei giorni dell?insurrezione, l’aprile del 1945, quando il regime fascista viene definitivamente travolto.
Bene. Cioè, male.
Nel senso che papà è sempre stato orgogliosamente democristiano (meglio ancora: degasperiano) e la sua lettura dei fatti del 1945 era molto diversa da quella che ne dava Bertolucci. Il quale Bertolucci, applicando una visione manichea molto schematica, immaginava l’Italia del 1945 tagliandola con l’accetta: i ross erano tutti buoni, gli altri, senza essere stati
necessariamente complici del fascimo, buoni non erano.
Ma che importa. Si sta parlando di un’opera d’arte, cioè di un film.
Ergo, le logiche da comizio contrapposto lasciano spazio ad una collaborazione meravigliosa, destinata a sfociare in qualcosa che rimane, nella memoria collettiva di Romanoro e non solo.
Infatti Bertolucci chiede a papà di raccogliere un gruppo di gente del posto al fine di impiegarli nel film come comparse: saranno gli amici di Cornelio nella finzione cinematografica. Inoltre il regista chiede siano realizzate tre quartine da Maggio da inserire nella pellicola.
L’operazione è affascinante, nonché suggestiva. Il regista si reca a Romanoro e va a pranzo al ristorante del Cantiere.
Osserva e scruta le facce degli insoliti attori. Ah, se all’epoca fossero esistiete le videocamere o i telefoni cellulari con macchina fotografica incorporata: avremmo allora una testimonianza diretta di un pomeriggio indimenticabile.
Indimenticabile fu anche il resto. Ad ottobre del 1974 iniziano le riprese sul set. La location principale è nelle vicinanze di Zibello, in una fattoria agricola, nel cuore della campagna parmigiana.
Con papà partono alcuni suoi parenti (i suo fratelli Pellegrino, Tadei e Termino, mio zio ivo Pozzi, mio cugino Viviano, eccetera) e altri romanorensi doc, molti dei quali ovviamente originari della borgata dei Boschi, come Wilmo Schenetti.
Del gruppo fanno parte anche alcuni maggiarini della compagnia di Costabona, il polo reggiano del nostro canto popolare.
Una volta io (che avevo quattordici anni) ho accompagnato mio padre sul set. E’ stata una giornata magica.
Avete presente Robert De Niro? Era lì.
E Gerard Depardieu? C?era anche lui. E Burt Lancaster? Idem. E Romolo Valli? Pure. E Donald Sutherland? Anche lui. Infatti Novecento aveva un cast eccezionale: in pratica, i migliori attori del pianeta avevano accettato di recitare per Bertolucci. Con loro e fra loro, c’erano pure i maggiarini di Romanoro!
I nostri attori furono impegnati nella lavorazione del film per quasi
tre mesi.
Venivano pagati bene, dato che l?insolità attività li sottraeva alle normali occupazioni per intere settimane. Erano sottoposti quotidianamente alle sessioni di trucco, vestivano gli abiti dell’epoca cinematografica (cioè metà anni Quaranta) e per i più anziani il film fu anche un tuffo nel passato, un ritorno alla giovinezza.
Ricordo benissimo le prove generali: si fecero a Fidenza, una domenica di fine settembre del 1974.
Tutti i romanorensi vennero esaminati con cura dagli addetti al cast: dovevano infatti essere prese le misure per i vestiti, studiate le luci per le inquadrature, eccetera.
Alla complessa operazione assistette il grande scrittore Mario Soldati (quello dei Racconti del maresciallo):
Soldati era molto amico di Bertolucci, suo figlio faceva da aiuto regista nel film e inoltre sempre il figlio era il fidanzato di Stefania Sandrelli, protagonista femminile di Novecento assieme alla francese Dominque Sanda.
Sul set, i nostri eroi furono bravissimi. Papà non era soltanto una comparsa: recitando il ruolo di Cornelio, aveva parecchie battute da interpretare.
E francamente lo fece con una disinvoltura che mi lascia ancora oggi sbalordito: insomma, avevamo un artista in famiglia e non ce ne eravamo accorti!
Quanto al Maggio vero e proprio, le tre quartine composte per il film da mio padre sono interamente riproposte nella versione originale del fil, quella che è disponibile in videocassetta e nei dvd.
Viceversa il film che fu proiettato nelle sale (uscì a novembre del 1976, dopo che i nostri attori erano stati pure a Roma, per partecipare al doppiaggio:
Bertolucci volle nel film esattamente le loro voci, non accettò che fossero sostituite da professionisti del sonoro) ne è rimasta una: questo perché Novecento è un kolossal lunghissimo, dura più di sei ore e fu presentato nelle sale in due parti.
Novecento atto 1 ci riguarda poco, perché la gente di Romanoro diventa protagonista nel finale di Novecento atto 2.
La quartina che appare in tutte le versioni del film è questa:
<Dopo sì lungo conflitto/ Nasce un’era per la storia/ Contadini avrem vittoria/ E il padron sarà sconfitto>.
La canta, sotto un cielo coperto da una gigantesca bandiera rossa, mio zio Termino: che nel Maggio tradizionale interpretava sempre la parte del cattivo, perché aveva una bella voce roca, molto aggressiva.
Purtroppo ci ha lasciati troppo presto, nella seconda metà degli anni Ottanta.
Nelle versioni in cassetta e dvd, canta una quartina pure papà. E’ questa:
<Non far caso o contadino/ se tal canto non ti è noto/ Benchè il maggio
sia remoto/ Usa sol nel mio Appennino>.
Ha un senso, il testo, nell’insieme della storia: perché la guerra è appena finita, i contadini della pianura hanno accolto i montanari cacciati dai nazisti e la quartina è il saluto che, nel momento della festa, Cornelio rivolge a chi ha dato loro ospitalità.
<Novecento, alla sua uscita nelle sale, scatenò enormi discussioni: perché, nella sua grandezza (probabilmente è l?ultima opera cinematografica prodotta in Italia ad avere un grande respiro internazionale e a proporre al mondo una vicenda non minimalista, ma globale, delle controverse faccende nostrane,
tra fascismo, comunismo e democrazia) si prestava a polemiche di stampo politico, polemiche inevitabilmente destinate ad oscurare il valore artistico, indiscutibile, della pellicola.
Ma tutto questo, alla gente di Romanoro, giustamente non importava.
Loro c’erano e c’era pure il Maggio.
Ancora oggi mi capita, in giro per il mondo, di vedere il film su qualche tv: ho provato l’emozione di sentire mio padre parlare in finlandese o in tedesco, in quanto doppiato nella lingua locale.
Però il Maggio rimane com’è: in ogni angolo del pianeta, chi vede il film ascolta le quartine nella versione e nella interpretazione originale.
Questa storia, incredibile ma vera, ha avuto un doppio seguito (un sequel, diremmo oggi). Nel 1979 Rai Tre venne a Romanoro per realizzare un documentario sul Maggio;: ne fu autore Giovanni Soldati, il figlio di Mario.
E nel 1982 uno dei produttori di Novecento si rivolse a papà e ai suoi amici per averne le voci: li chiamò a doppiare Verdi, sceneggiato realizzato per Rai 1 e dedicato al grande compositore parmigiano.
Fra il papà dell’Aida e il Maggio, c’era più di un punto di contatto.
Se a Tedy piacerà, racconterò anche di questo, prossimamente.
IPOTESI PROGETTUALE PER UNA CITTA’ COMUNITARIA SUL MODELLO
L’Architettura
Cronache e storia numero 224 giugno 1974
By leana Faidutti, Tedy Mazzola, Shlomo Eliash
This essay begins with a stary of the Israely Kibbutz : a pioneering drive to bring life to desert lands, an experiment in social organization based on complete equality and shared responsibility, an articulated and planned nucleus of human settlement.
The first Jewish farmers worked in Paletine as early 1882.
Towards the beginning of this century a start was made, with the Degania Kibbutz on
After a crisis around 1920, the movement had a great development between 1920 and 1936 : farming was associated with handicraft and small industries.
By 1948 the Kibbutz numbered 115 and by 1957, 225; the increase was then steady, despite the conflicts with the Arabs.
The members donate their property to the Kibbutz, administrative jobs are unpaid, the education of children is largely collective.
The second part of the article reviews the problem of territorial planning, which must now be faced and concludes with a real << design proposal >>.
In the framework of the general development plan, an expansion concentrated along a service axis is recommended, for the establishment of an ‘’urban Kibbutz ‘’ now appears a mature development.
Consideration is given to making more room for industry then in the past.
Some possible models are envisaged, choosing that in which residence and agricultural, industrial and service activities merge into a more complex scheme which ensures the maximum virtualities of interchange between operations and between citizens.
Vincenzo Rinaldi Marzocchini,
nato il 17 Agosto 1926 a Romanoro ( frazione la Ca’) e morto a Novellano l’8 Gennaio 1945 combattendo contro i nazifascisti.
Dal paese dell’Appennino Modenese dove nacque, Vincenzo si trasferì in tenera età con la famiglia a Milano in viale Monza, zona Precotto (allora periferica) dove i genitori, Giovanni Battista Rinaldi e Teodolinda Marzocchini, avevano aperto una drogheria. Il fallimento del progetto costrinse la famiglia a trasferirsi in una grande casa di cortile affittando un piccolo appartamento di due stanze senza servizi, adattandosi a vivere in sei in un piccolo spazio.
Vincenzo conobbe lì la famiglia Mazzola, famosa già a quei tempi per le sue idee antifasciste. e si legò di profonda amicizia a Cesare Mazzola, suo coetaneo, dal quale apprese i principi fondamentali di libertà e democrazia aderendo infine al Partito Comunista.
Allo scoppio della guerra interruppe la promettente carriera di pugile per partire con il fratello Osvaldo e unirsi, diciannovenne, al gruppo partigiano della Brigata Italia divisione Modena, scegliendo di operare sull'Appennino Modenese per stare più vicino alla propria famiglia.
Vincenzo venne ucciso in combattimento a Novellano, pochi mesi prima della fine della guerra.
I cugini e il fratello lo seppellirono nel piccolo cimitero di Romanoro.
In sua memoria venne eretto un cippo ricordo ai piedi della roccia chiamata La Penna.
IL COMBATTIMENTO DI DI NOVELLANO DELL'8 GENNAIO 1945
8 GENNAIO ‘45
(Un ricordo di Alfredo Cavazzuti)
per gentile concessione di suo figlio Paolo
8 GENNAIO ‘45
(un ricordo di Alfredo Cavazzuti)
“E’ l’Epifania del 1945, la neve è già alta e continua a cadere da due giorni, lentamente, a larghe falde, senza vento. Il “Nido delle Aquile”, a Strinati, è sotto una coltre di un metro. Quasi tutti, però, andiamo a messa a Morsiano, aprendo un sentiero di rotta. Si è spensierati, il Natale l’avevamo festeggiato a formazioni riunite, allegramente. Verso sera l’allarme: c’è movimento di tedeschi sulle vie delle Radici, all’Imbrancamento. La “pesante” è piazzata in una trincea di neve su un ciglio, pronta a battere la valle, sotto alla cartella una padella di braci… Il pomeriggio del sette si uniscono a noi Pasquale ed Elio con la formazione di Fontanaluccia, come d’accordo con Pino. I tedeschi stanno per giungere alla Diga. Gli avamposti e le sentinelle sono all’erta. A Novellano la formazione reggiana di stanza ci ha assicurato che in caso di sganciamento ci preavviserebbe, in modo da occupare noi la zona di valico verso
Con un filo di voce rispondo: “sono qui, vicino al muro!” – Mi aiuta ad alzarmi, vacillo, e mentre mi porta fuori mi dice - “Venite dentro, è notte” –
Di fronte al camino ci sono un vecchio ed un bambino. Mi lascia sedere con loro e mi da una tazza di latte caldo e polenta. Li divoro… sono più di due giorni che non mangio!
“Ma dovete andarvene subito! – mi dice impaurita – “qui siamo troppo vicini alla strada. Ieri notte hanno dormito qui, erano in tanti: se tornano e vi trovano bruceranno la casa!” –
Lo so perfettamente, la posso capire… Poi dice: “Giù, vicino al Dolo, ci sono case isolate, andate lì!” –
Mi aiuta a togliermi il giubbotto e la camicia sporca del sangue coagulato e i pantaloni. Mi lava la ferita con acqua calda e sale e, dalla sua descrizione, capisco che è meno peggio di quanto credessi, anche se il dolore al collo ed alla spalla è piuttosto forte.
Indossa pesanti pantaloni da lavoro di velluto marrone, un grigio camicione consumato ed una vecchia giacca; mi mette una coperta sulla testa e sulle spalle e la fissa con una grossa spilla da balia, poi mi accompagna alla porta e mi augura buona fortuna…!
Muovo i primi passi da solo, con difficoltà. Una statica luna piena è nel cielo. Posso vedere come se fosse giorno.
I piedi pesano come sassi, scendo lentamente, appoggiandomi ad un bastone. La neve gelata scricchiola producendo un suono indesiderato in quell’assoluto silenzio. Scivolo e cado molte volte: il dolore aumenta di nuovo… “Sgnòr,
Alla fine la porta si socchiude, un uomo ed una donna mi dicono subito: - “Non possiamo prendervi dentro, è troppo pericoloso!”-
La donna mi allunga due uova, le bevo in un sorso, mentre mi dice: -“Giù di qui, c’è una piccola casa isolata, vi prenderanno” – e la porta si chiude di nuovo.
Ancora sulla mia Via Crucis, in discesa. Busso alla porta della piccola casa chiedendo aiuto. Non ce la faccio più!
La donna che apre la porta emette un urlo di compassione e mi lascia immediatamente entrare. Accende una lampada ad olio con un tizzone dal caminetto e rintuzza il fuoco.
Seduto di fronte a quella fiamma, sento lentamente tornare la vita. Clotilde è da sola con due figli ed una figlia: Celso, che si è svegliato per il rumore ed è sceso, è il più vecchio ed ha 12-13 anni, suo fratello ne ha 5 o 6 e la bambina 4. Suo marito è prigioniero in Africa. Clotilde non maledice, non impreca, spera solo e prega che suo marito torni a casa sano e salvo.
Mi aiutano a salire su di una corta scala di legno che porta alla stanza superiore, mi mettono nel letto dove il figlio più giovane dorme profondamente nel mezzo, io sul lato destro, Celso sul sinistro, Clotilde con la figlia nell’altra stanza separata da una tenda. Mi sembra un sogno: - “Sgnòr, av ringrazi, a m’i t’gnu d’acat!”
Quanti pensieri… i compagni morti lasciati lassù, la mia formazione… i tedeschi…
I tedeschi continuano a battere la zona; sentiamo altri combattimenti: giù al Dolo, a Cadignano, sotto il monte Modino dove è il Quartier Generale… ma Clotilde continua a tenermi nella sua casa!
E’ giorno, un goccio di latte fresco (hanno una mucca nella stalla), per pranzo due fette di polenta di castagne con un piccolo pezzo di formaggio morbido e, solo per me, un goccio di vino rosso toscano duro come il vetro, che mi scuote…
Il giorno dopo il cimitero di Gova, dove erano nascoste delle munizioni, viene fatto saltare ed altri tedeschi passano più vicino, debbo uscire e nascondermi da qualche parte.
Seguo il sentiero della carriola usata per portare il letame in un piccolo campo, per non lasciare impronte fresche sulla neve, e mi sdraio di fianco alla massa di letame, cercando di nascondermi meglio che posso. Nel primo pomeriggio molti colpi di mortaio cadono su tutta la zona, appena sotto la mia posizione fino al ponte, alcuni molto vicini alla massa.
Poi, a pochi metri appena da me, passano dei tedeschi sugli sci: vedo solo le loro spalle mentre scendono alla curva sotto di me.
Poi, di nuovo il silenzio. Resto immobile, gelato. E’ sera quando Celso, con la carriola, viene a prendermi… di nuovo in un posto caldo, in casa di Clotilde.
Il giorno dopo tutto sembra finito.
Vincenzina ed una sua amica vengono a curarmi la ferita con acqua e aceto, rimuovono schegge d’osso dal bordo della scapola. La ferita è bella e me la descrivono, seguendo con un dito la striscia infiammata che dal foro d’entrata attraversa la schiena fino al collo. Tastando il lato sinistro del collo, dove finisce l’infiammazione, sento qualcosa di duro tra i tendini, ed un certo dolore. Ecco perché non riesco a girare la testa, la pallottola si è fermata tra i tendini del collo!...
Qualche giorno dopo, gli amici arrivano dopo avermi cercato dovunque e pensando fossi morto! Che gioia!... Di nuovo in formazione… di nuovo insieme, seppelliamo i nostri compagni… è scritta una canzone*!...
Dopo più di cinquant’anni** da quei giorni, ho ancora nel mio cuore gli amici lasciati lassù, pensando spesso a loro a alla brava gente della montagna che ha sofferto con noi
Con questo ricordo non voglio celebrare nulla… il mio solo desiderio è stato quello di ricordare la paura dell’uomo, il dolore dell’uomo, la speranza dell’uomo, la solidarietà dell’uomo, quella che ci ha uniti nella resistenza e ci ha aiutati nella ricostruzione dopo la tragedia della guerra.
Alfredo Cavazzuti
*= una delle canzoni della Brigata Italia, nella quale si narra del combattimento di Novellano e del dolore per la morte dei compagni.
**= questo ricordo venne scritto da mio padre nel 1998 circa…
Nel combattimento di Novellano, oltre a Vincenzo, morirono anche Franco, Stefano e Attilio. Mio padre, Alfredo Cavazzuti, venne seriamente ferito. Alfredo è morto il 5 novembre 2009: sono certo che ora sia assieme a Vincenzo ed agli altri ragazzi della Brigata Italia che se ne sono andati, cantando insieme la loro canzone: "E con in testa il nostro comandante, che se ne vanta di esser partigian...".
Paolo Cavazzuti - Modena
15 MAGGIO 2005
IL GATTO CON GLI OCCHIALI -( storia vera )
UNA LONTANA ESTATE, QUANDO A ROMANORO SI ARRIVAVA ANCORA IN GROPPA AL MULO, MITROVAVO IN VACANZA CON MIO NONNO, MIA MADRE E IL GATTO SIAMESE DI NOME TAFFY.
PER FARE LA SPESA DOVEVAMO ANDARE A PIEDI IN UN PAESINO PIUTTOSTO LONTANO, COSI’ MIO NONNO ANDAVA, ORDINAVA E FACEVA PORTARE LA SPESA A CASA DAL GARZONE.
UN GIORNO ANDO’ A ORDINARE LA CARNE PER IL GATTO DAL MACELLAIO, NON ESISTEVANO ANCORA I CIBI PER GLI ANIMALI, E IL GARZONE SI RIFIUTAVA DI FARE TANTA FATICA PER SERVIRE UN GATTO.
IN CAMPAGNA GLI ANIMALI SONO VISTI DAI CONTADINI SOLO COME UNA FONTE DI GUADAGNO E DI CIBO.
COSI’ MIO NONNO, CHE ERA N BURLONE, RACCONTO’ AL RAGAZZO CHE VALEVA LA PENA VENIRE A VEDERE IL GATTO PERCHE’ NON ERA UN GATTO NORMALE, PORTAVA GLI OCCHIALI E LEGGEVA IL GIORNALE.
QUESTA STORIA FU PIU’ CONVINCENTE DI UNA LAUTA MANCIA.
IL RAGAZZO VENNE IL GIORNO DOPO A PORTARE LA CARNE AL GATTO E NATURALMENTE CHIESE DI VEDERLO.
COSA GLI RISPOSE MIO NONNO? <<SEI VENUTO ALL’ORA SBAGLIATA, QUESTA E’ L’ORA DEL RIPOSINO POMERIDIANO DEL GATTO, NON POSSIAMO DISTURBARLO ALTRIMENTI SI INNERVOSISCE, LO VEDRAI QUANDO GLI PORTERAI LA CARNE LA PROSSIMA VOLTA, PERO’ SCEGLI UN’ALTRA ORA.....OGGI TI MOSTRO COME ANTICIPO I SUOI OCCHIALI>>

10 giugno 2004-11-30
BUON GIORNO MICHELANGELO,
IERI SERA ABBIAMO TROVATO UN PASSEROTTO CADUTO DAL NIDO.
CARLOS MI HA CHIAMATA DALLA SCALA D’INGRESSO PER FARMI VEDERE ‘’UNA COSA STRANA’’ CHE AVEVA NOTATO SU UN GRADINO.
SOTTO LA GRONDAIA C’E’ UN NIDO DI PASSERI, MA E’ DIFFICILE CAPIRE SE E’ UN PASSERO O UN ALTRO TIPO DI UCCELLO, NON HA NEPPURE UNA PIUMA.
E' PICCOLISSIMO E STO TENTANDO DI SALVARLO.
ANDRA’ A FINIRE CHE DOVRO’ RINUNCIARE ALLA PARTENZA PER RESTARE QUI A IMBOCCARLO.
HO CHIESTO CONSIGLI E INFORMAZIONI SU COME POSSO SALVARLO MA NESSUNO SA NIENTE.
TUTTI MI DICONO CHE E’ IMPOSSIBILE ALLEVARE UN PASSERO, DICONO CHE SONO DELICATISSIMI E CHE IN OGNI CASO ANCHE SE CI RIUSCIRO’ NON IMPARERA’ MAI A VOLARE SENZA L’ESEMPIO DELLA MADRE.
IL PRIMO PROBLEMA URGENTE DA RISOLVERE E’ COME IMBOCCARLO E COSA DARGLI DA MANGIARE.
HO ‘’SCOLPITO’’ UN BECCO CON UNA CANNUCCIA, COSI’ E’ ABBASTANZA LUNGO E SOTTILE PER FARGLI ARRIVARE IL CIBO NEL PICCOLO GOZZO COME FA LA MADRE, MA ALLO STESSO TEMPO ABBASTANZA MORBIDO DA NON FARGLI MALE.
HO TRITATO DEL PETTO DI POLLO COTTO, GLI PIACE!
POI HO PENSATO DI PREPARARGLI DELLE PAPPE CON FARINA DI GERME DI GRANO AMMORBIDITA NELL’ACQUA , MISCHIATA A FARINA DI MIGLIO. ANCHE QUESTO GLI PIACE MOLTO. PENSO DI AVER RISOLTO IL PROBLEMA ALIMENTAZIONE!
LO TENGO VICINO AL COMPUTER E LUI SENTEDO IL TIC TIC DEI TASTI PIGOLA E OGNI TANTO VUOLE MANGIARE, SI AGITA E APRE IL BECCO. CON SETTE GATTI HA SCELTO PROPRIO LA CASA GIUSTA!
CIAO ANCHE DA PARTE SUA. COME LO CHIAMIAMO?
ECCO VUOLE MANGIARE...
10 giugno 2004-11-30
Cara Tedy,
cosa ne dici di chiamarlo Pigolino?
Perfetto!
Cara tedy,
Sai che per il piccolo passerotto sei la mamma, dunque ti segue e ti
imita.
Se non ti vede volare non volerà
mai.
Hai una bella responsabilità per il suo futuro. Dovresti imparare a
volare!
Ciao Isao.
Or ache partirai, chi terra’ Pigolino? La sua storia ha dell’incredibile, un uccellino che non riconosce I suoi simili ma si affida interamente alla cura di una persona “estranea”. Cosa ci insegna questo? Che messaggio ci vuole trasmettere?
Ciao, Michelangelo.
13 giugno 2004
CARO MICHELANGELO,
STO ASSISTENDO A UNO SPETTACOLO INCREDIBILE!
QUESTA MATTINA PRESTO, SUBITO DOPO L’ALBA, MENTRE IMBOCCAVO PIGOLINO STAVO PENSANDO CHE SARA' UN PROBLEMA LASCIARLO ALLE CURE DI NUFAR PERCHE' QUANDO E' A CASA SI ALZA TARDISSIMO.
POI HO PENSATO DI METTERLO CON IL CESTINO SULLA FINESTRA A PRENDERE UN PO' D'ARIA.
DOPO UN PO’ HO NOTATO UN PASSERO SULLA RETE DELLA FINESTRA, HA GUARDATO DENTRO ED E’ VOLATA VIA TORNANDO PERO’ SUBITO DOPO CON UN ALTRO PASSERO PIU’
ROBUSTO E CON COLORI DIVERSI.
LO HANNO OSSERVATO E PIGOLINO SEMBRAVA MOLTO INTIMORITO, COSI’ LO HO RIMESSO SUL TAVOLO VICINO AL COMPUTER.
PENSO CHE I DUE PASSERI SIANO I GENITORI.
POI SONO VOLATI VIA.
DOPO UN PO' E' ARRIVATO UNO STORMO DI PASSERI CHE FACENDO UN RUMORE INCREDIBILE HA COPERTO TUTTA LA FINESTRA PER GUARDARE DENTRO.
SEMBRA UN FIL DI WALT DISNEY.
PROPRIO ORA MENTRE TI STO SCRIVENDO LA FINESTRA E’ CIRCONDATA DA PASSERI CHE URLANO E SI AGITANO.
LO STORMO SE NE E’ ANDATO ED E’ TORNATA QUELLA CHE PENSO SIA LA MADRE, ESSENDO PIU’ PICCOLA E DI UN UNICO COLORE MARRONE CHIARO UNIFORME, E’
AGITATISSIMA E HA DEL CIBO NEL BECCO.
LUI POVERINO E' CONFUSO E MI CERCA.
ENTRAMBI,IL PADRE E LA MADRE SONO QUI A ‘’PARLARGLI’’.
LO LASCERO' SULLA FINESTRA PERCHE' SI RIABITUI AI SUOI GENITORI, NON CORRE NESSUN PERICOLO DATO CHE CI SONO LE SBARRE CON UNA RETE SOTTILE DI PLASTICA SOPRA,
CHE PERO' HA I QUADRETTI ABBASTANZA AMPI DA FAR PASSARE LA TESTA DELLA MADRE.
ECCO, PROPRIO IN QUESTO MOMENTO E' TORNATA CON QUALCOSA IN BOCCA E LUI LA CHIAMA.
E' FANTASTICO!
COSI' FORTUNATAMENTE NON DOVRO' INIZIARE A VOLARE PER INSEGNARLO A LUI.....
TI RACCONTERO' IL SEGUITO IN GIORNATA.
CIAO, BUON LAVORO E BUONA GIORNATA.
TEDY.
16 giugno 2004
IL VOLO DI PIGOLINO PENSO CHE ANCHE ORMAI SIA SICURO, I GENITORI
CONTINUANO A VENIRE DA LUI.
IL PADRE E’ SEMPRE DAVANTI ALLA FINESTRA PER CONTROLLARE QUELLO CHE SUCCEDE DENTRO, SI ALLONTA SOLAMENTE PER PORTARE QUALCHE VERMICIATTOLO CHE TROVA SULLA PALMA DEL GIARDINO DEL NOSTRO VICINO.
PIGOLINO PREFERISCE ANCORA LA MAMMA ADOTTIVA , MA PENSO DI RIUSCIRE A CONVINCERLO CHE QUELLA VERA E' MIGLIORE PER LUI.
Cara Tedy
L'incontro tra il tuo pigolino e la sua vera mamma è una favola, una
favola accaduta proprio pochi giorni dalla tua partenza per Italia.
Un bel "auspicio" che l'uccellino ti ha trasmesso.
Buon viaggio! Isao.
18 giugno 2004
CARO MICHELANGELO,
NON TI HO RISCRITTO IERI PERCHE' NON E' PIU’ SUCCESSO NIENTE DI PARTICOLARE.
PIGOLINO HA ANCORA PAURA DEI SUOI GENITORI E QUANDO VENGONO SULLA FINESTRA LUI SCAPPA E SI NASCONDE DIETRO I VASI DEI FIORI OPPURE SALTA NELLA STANZA E VIENE VICINO A ME.
NATURALMENTE LA STANZA E’ CHIUSA A CHIAVE PER NON FAR ENTRARE I GATTI, DATO CHE OLTRTUTTO UNO DI LORO CHE SI CHIAMA POPPY SA APRIRE LE PORTE.
ANCHE QUESTA MATTINA LA MADRE E IL PADRE SONO TORNATI PER IMBOCCARLO MA LUI E' SCAPPATO.
ORA E' NASCOSTO TUTTO IMPAURITO
PENSA, HA GIA' TUTTO IL CORPO COPERTO DI PIUMINE E LE ALI SONO PICCOLE MA COMPLETE. STA CRESCENDO A UNA VELOCITA’ INCREDIBILE.
HA UNA PETTINATURA DA PANK ED IL BECCO DA UCCELLO GRANDE. IL TUTTO IN UNA SETIMANA.
E' UNA SETTIMANA CHE NON ESCO DI CASA PER CURARLO, DEVO FINIRE TANTE COSE PRIMA DI PARTIRE E CON QUESTO PIGOLINO NON CONCLUDO PIU' NIENTE.
HO TROVATO UN BIGLIETTO ONE WAY A BUON PREZZO PER IL 23/6, VIA ROMA, POI PRENDERO' IL TRENO NOTTURNO ED ARRIVERO' A MILANO AL MATTINO PRESTO DEL GIORNO DOPO.
SPERO CHE IN UNA SETIMANA ABBIA GIA' IMPARATO A MANGIARE DA SOLO. ALL'INIZIO LO IMBOCCAVO OGNI MEZZ'ORA, ADESSO GIA' MANGIA MENO SPESSO.
ECCO ANCHE IN QUESTO MOMENTO LA MAMMA E' VENUTA A CERCARLO MA LUI SI E' NASCOSTO.
PER RESTARE IN TEMA:
L’agenzia di viaggio si chiama ‘’ the fliyng carpet’’!
19 giugno 2004
CHI DICEVA CHE NON POSSO INSEGNARE A VOLARE?
HA VOLATO?
"Hai trovato il modo di farle vedere come si vola?" Ma come, non ci credo. Non ti ho mai chiesto quanto pesi per educazione,dimentichi che
sono ingegnere aeronautico?
A presto, Isao.
19 GIUGNO
HO PENSATO CHE PIU’ DELL’ESEMPIO FOSSE IMPORTANTE PER PIGOLINA RENDERSI CONTO DI AVERE DELLE ALI, COSI’ L’HO MESSA NEL SUO ORTACENERE PREFERITO PERCHE’ RICORDA LA FORMA DI UN NIDO, HO MESSO IL PORTACENERE IN ALTO E L’HO TOLTO ALL’IMPROVVISO, COSI’ D’ISTINTO HA APERTO LE ALI E SI E’ RESA CONTO DI AVERLE.
DOPO HO POTUTO INIZIATE AD ADDESTRARLA AL VOLO, PRIMA A BREVI ‘’LANCI’’ POI AUMENTANDO GRADATAMENTE LE DISTANZE.
21 giugno 2004
PIGOLINO E’ UNA PIGOLINA, HO NOTATO CHE CRESCENDOGLI LE PIUME DIVENTA SEMPRE PIU’ SIMILE ALLA MAMMA.
IL PADRE E’ PIU’ ROBUSTO E LE ALI SONO CON PIU’ COLORI ED E’ DI UN MARRONE PIU’ INTENSO DI QUELLO DELLA MADRE.
HO ANCHE NOTATO CHE LA MADRE LE PORTA CIBI VEGETALI, SEMI, FOGLIOLINE, ERBA.
IL PADRE INVECE LA IMBECCA CON VERMICIATTOLI CHE PRENDE DAL FUSTO DELLE PALME CHE SONO NEL GIARDINO DI FRONTE ALLA NOSTRA FINESTRA E INSETTI.
INOLTRE E’ IL PADRE CHE STA COSTANTEMENTE VICINO ALLA FINESTRA O SULLA TETTOIA DELLA SCALA PER CONTROLLARE LA SITUAZIONE.
OGNI TANTO QUANDO NON LA VEDONO SUL DAVANZALE SI AZZARDANO A VENIRE A CURIOSARE DENTRO LA STANZA PER VEDERE DOVE SI TROVA E COSA SUCCEDE.
22 giugno 2004
OGGI POMERIGGIO HO MESSO PIGOLINA IN GABBIA – PER PROTEGGERLA DAI GATTI – E HO MESSO LA GABBIA SUL LETTO VICINO A ME.
HO NOTATO CHE SI AGITA, SBATTE LE ALI E GIRA INTORNO ALLA PORTA DELLA GABBIA.
PENSO CHE FORSE HA FAME O SETE, BEVE MOLTISSIMO, CHIUDO LA PORTA E LE APRO.
SBATTENDO LE ALI SALTELLA VICINO A ME, MI SALE SULLA SPALLA, POI SUL PETTO E INIZIA UNA SPECIE DI DANZA PIGOLANDO TIENE LE ALI SEMIAPERTE E GONFIE, POI SI AVVICINA ALLA MIA FACCIA E MI BECCA CON DELICATEZZA LE GUANCE E IL NASO. INFINE SI SDRAIA VICINO AL MIO COLLO E SI ADDORMENTA.
QUESTA SERA CARLOS E’ ANDATO A GUARDARE COME PIGOLINA E’ CRESCIUTA; LEI SI E’ VANTATA DELLE SUE NUOVE BELLE ALI APRENDOLE UNA PER VOLTA E STENDENDOLE PER FARGLIELE AMMIRARE.
SEMBRA MOLTO ORGOGLIOSA DEI PROGRESSI CHE STA FACENDO.
23 GIUGNO 2004-11-29
OGGI POMERIGGIO PARTO.
PIGOLINA ORMAI E’ INSOFFERENTE E SI DISTRAE QUANDO LA IMBOCCO PERCHE’ VUOLE VOLARE SULLA FINESTRA PER CERCARE I GENITORI. ORMAI VOLA SENZA PROBLEMI. LE HO DATO LEZIONI DI VOLO IN SALOTTO. HO CHIUSO I GATTI NELLA STANZA DOPO LA CUCINA E L’HO FATTA VOLARE A DISTANZE SEMPRE PIU’ LUNGHE. SI STANCA MA DOPO UN RIPOSINO RICOMINCIAMO.
IL PADRE OGNI TANTO LE PORTA UN VERMICIATTOLO E LEI LO ASPETTA IMPAZIENTE.
ORA SI AZZARDA ANCHE AD AFFACCIARSI VERSO IL VUOTO.
ORA CHIUDO LA PORTA DELLA STANZA E LA LASCIO SOLA.
SONO TORNATA DOPO MEZZ’ORA, PIGOLINA NON C’E’ PIU’, E’ VOLATA VIA.
GUARDO FUORI E LA VEDO SVOLAZZARE CON I GENITORI ATTORNO AI RAMI DEGLI ALBERI NEL GIARDINO DEL VICINO.
MANCA UN’ORA DALLA MIA PARTENZA. ORA PERO’ SONO TRANQUILLA, PIGOLINA E’ CRESCIUTA ED E' IN BUONE ‘’MANI’’.
Ora posso salire tranquilla sul tappeto volante!
IL BIOARCHITETTO MARCO NIERI HA PUBBLICATO UN LIBRO VERAMENTE INTERESSANTE E UTILE

